Salvate il soldato Dieudonné

Quanti di noi in questi giorni hanno twittato, pubblicato, discusso, manifestato, scritto su quanto accaduto a Parigi nella redazione di Charlie Ebdo? Molti immagino, forse quasi la totalità di chi si trova a leggere queste parole. Ma quanti conoscono ciò che è accaduto invece al cittadino francese Dieudonné M’bala M’bala, conosciuto più semplicemente come Dieudonné? Eppure in entrambi i casi c’entra la libertà di parola e pensiero, eccome se c’entra.

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Il comico Dieudonné durante uno spettacolo

Partiamo dal principio: Dieudonné è un comico francese di origini camerunensi. È un personaggio assai contraddittorio che riesce spesso a scatenare polemiche roventi in Francia, e non solo. È stato infatti più volte accusato di sfoggiare nei suoi spettacoli sbeffeggi apertamente antisemiti (da lui definiti “antisionisti”), gesticolazioni para-naziste come questa e dichiarazioni negazioniste della Shoah. I media non a caso lo hanno più volte etichettato come militante della destra estrema, a maggior ragione dopo la sua discesa in politica col “Partito anti-sionista”, da lui stesso fondato, su posizioni ancora più estremiste rispetto al Front National di Marine Le Pen.

Nei suoi spettacoli Dieudonné prende di mira religioni come l’Islam e il cristianesimo e non solo l’ebraismo, oltre a fare satira anche sugli africani. Forse può risultare più chiaro comprendere di chi stiamo parlando attraverso le parole stesse del comico: nei monologhi, Dieudonné racconta di apprezzare il maresciallo Pétain, che collaborò con i nazisti, riproponendo l’attacco contro la «lobby ebraica» che vuole «governare il mondo». E conclude: «Io piscio sul Muro del Pianto». In altri spettacoli ha teorizzato una sorta di supremazia dei neri, accusando gli «ebrei negrieri» di essere stati prima «oppressori» e ora «neocolonialisti».

Il comico è salito agli onori della cronaca per aver pubblicato sul proprio profilo Facebook dopo la manifestazione di domenica scorsa a Parigi (a cui aveva preso parte) la frase: “Io sono Coulibaly”, il terrorista che ha ucciso diverse persone nel negozio ebraico. Questa sua dichiarazione, che ha poi ritrattato in una lettera aperta al Primo Ministro Valls, gli è costata l’accusa di apologia del terrorismo – che in Francia a differenza dell’Italia è reato -, una notte in cella e un rinvio a giudizio.

Il Primo Ministro francese Manuel Valls
Il Primo Ministro francese Manuel Valls

Ma non è di questo ciò di cui voglio scrivere. Non voglio dilungarmi come hanno fatto in tanti con analisi molto approfondite e, come le chiamiamo qui, “solide” sui presunti limiti che dovrebbero (o non dovrebbero) avere la satira e la libertà di espressione. Quello che mi ha colpito maggiormente è stata la profonda ma allo stesso tempo sottile ipocrisia di questi giorni di sangue. Il fatto incriminato è infatti un altro, accaduto poco più di un anno fa a gennaio 2014. Forse i più attenti fra voi lo ricorderanno: Dieudonné divenne famoso in tutta Europa per essere stato vittima di quella che fu definita “censura preventiva” da parte proprio di uno fra i protagonisti delle scorse giornate parigine: Manuel Valls, all’epoca Ministro dell’Interno e ora Primo Ministro francese e promessa della politica d’oltralpe.

Nel gennaio scorso al comico era stato imposto il blocco degli spettacoli per “questioni di ordine pubblico” con un’azione congiunta dei prefetti su direttiva del Ministero dell’Interno. Già allora la decisione aveva scaldato molti animi, a dir la verità più dal punto di vista politico che della libertà d’espressione. Si temeva infatti che una decisione proibizionista avrebbe reso ancora più celebre Dieudonné e gli avrebbe permesso di comportarsi da martire, a lui e alla sua esponente politica di riferimento Marine Le Pen.

Ma ciò che successe quasi un anno esatto fa, se letto con gli occhi del presente, risulta ancora più contraddittorio. Ricapitoliamo: insieme ai leader di mezzo mondo milioni di persone hanno marciato a Parigi per la massima libertà di stampa, in questi giorni in molti – tra cui anche il Primo Ministro e Hollande – si sono schierati per la libertà di satira senza confini né limiti, mentre un anno fa esatto a un comico, certo estremista, certo raccapricciante, certo para-nazista, è stato impedito di mettere in scena i suoi spettacoli satirici. Impossibile negare qualche incongruenza, se non addirittura forti contraddizioni nel comportamento del governo francese. Se il comico fosse stato fermato da un’autorità giudiziaria dopo un giusto processo per i vari reati di diffamazione, incitamento all’odio razziale o apologia del nazismo (per cui Dieudonné è stato più volte condannato, senza mai pagare un soldo di risarcimenti) nessuno avrebbe aperto bocca per difenderlo, se non i fan del comico. Ma quando la politica interviene direttamente in casi come questo la situazione si fa molto più delicata, e addirittura ridicola di fronte alle numerosissime dichiarazioni di oggi giorno in favore della massima libertà di stampa e d’espressione.

Adriano Sofri su La Repubblica di giovedì si pone alcune domande scomode a proposito: “Quale è allora il criterio attraverso cui fissare il limite della satira? Non so, naturalmente, ma ho un suggerimento. Provare ogni volta a immaginare che qualche esaltato ammazzi Dieudonné. Andrei a manifestare per lui? Canterei la Marsigliese per lui?”. Interrogativi che ci scoprono indifesi, disorientati nei nostri valori e forse rei anche noi – come Valls – di una buona dose di ipocrisia.

Che fare dunque di fronte alle provocazioni di Dieudonné? Massimo Cacciari a Servizio Pubblico su La7 ha risolto come suo solito la questione con poche parole: “E’ un idiota ed è idiota arrestarlo. Si arrestano i criminali, non gli idioti”.

“E’ un idiota ed è idiota arrestarlo. Si arrestano i criminali, non gli idioti.”

Massimo Cacciari

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