Quando la scuola tradisce il patto educativo

Narrare “il fattaccio” è cosa breve. In occasione della cogestione del Liceo Classico G. Prati di Trento, oggi, venerdì 23 gennaio è stato organizzato un dibattito politico che ha toccato gli scottanti temi denominati comunemente “diritti civili”, ius soli e matrimoni gay in primis. Gli invitati rappresentano quasi tutto l’arco costituzionale, da destra e sinistra, e vi figurano personaggi di rilievo come i consiglieri provinciali Fugatti (Lega), Bezzi (Forza Italia) e Bottamedi (PATT) e l’esponente dem Elisa Filippi (PD).

Attenzione però, “rappresentano quasi tutto l’arco costituzionale”: il grande escluso è infatti il Movimento 5 Stelle, che non è stato invitato al dibattito. Si tratta di una svista, penserete voi. Tutt’altro. Il Movimento 5 Stelle – ricordo: secondo partito in Italia che ha ottenuto 8.784.499 voti alle ultime elezioni politiche – non è stato invitato poiché il Dirigente scolastico del Liceo, la dottoressa Maria Pezzo, ha spinto in maniera decisiva per la loro non-partecipazione, giustificando la sua decisione sostenendo che M5S si tratta di un movimento e non di un partito politico e che non è adatto a dibattiti così delicati. Parole riportate – che ovviamente la diretta interessata smentisce e smentirà – da chi ha ascoltato stupefatto con le proprie orecchie le parole della Preside.

Ora viene da chiedersi: chi è il Dirigente Scolastico per decidere chi i rappresentanti degli studenti possono invitare o non invitare in un’assemblea d’istituto, giornata in tutto e per tutto affidata all’organizzazione e alla partecipazione degli studenti? Dando un’occhiata ai Decreti Delegati sulla Scuola del 1974 (DPR 31 maggio 1974, n. 416), che regolamentano le assemblee d’istituto e gli organi collegiali della Scuola, leggiamo che il Dirigente Scolastico ha solamente il “potere di intervento nel caso di violazione del regolamento o in caso di constata impossibilità di ordinato svolgimento dell’assemblea” (art. 44). Ma ancora più grave, chi è il Dirigente Scolastico per decidere quali esponenti politici sono degni di essere ascoltati da studenti che si stanno formando per diventare in futuro cittadini consapevoli?

In Italia come nel resto del mondo occidentale per la Scuola Pubblica esistono delle limitazioni per quanto riguarda la discussione politica all’interno delle mura scolastiche. Basta dare un’occhiata allo stesso regolamento del Liceo: gli studenti hanno diritto “ad una formazione culturale […] che sia aperta alla pluralità delle idee.”. E’ stato rispettato questo diritto? Come un professore non può “fare politica” ed esporre le proprie personali idee politiche in classe agli studenti, durante le assemblee d’istituto, il cui ruolo formativo è ribadito sempre nei Decreti Delegati (art. 43), nel caso venga organizzata una tribuna politica alla quale vengono invitati esponenti politici la Scuola deve fare tutto il possibile perché gli studenti possano ascoltare ogni opinione. Gli studenti hanno questo diritto. Tutto ciò nell’ottica di formare futuri cittadini informati, consapevoli, educati al dialogo e all’ascolto.

È ovviamente un bene che la politica entri nelle nostre scuole e smetta di essere una materia oscura per gli studenti italiani. Auspicabile in questo senso sarebbe l’introduzione di una materia fondamentale come l’educazione civica. Ma se la politica entra tra le mura scolastiche deve essere garantita la completezza di informazione con estrema precisione, bisogna tendere per quanto possibile all’oggettività.

Sembra che tutti questi principi siano ben chiari al Dirigente del Liceo. Inizialmente infatti il dibattito politico di oggi prevedeva la sola partecipazione di esponenti racchiudibili nell’area del centrodestra e la Preside – giustamente, secondo il suo mandato di garante dei diritti di chi a scuola lavora e studia – aveva imposto che fossero invitati altrettanti esponenti politici riconducibili all’area di centrosinistra. Perché quindi non invitare anche M5S, che si è sempre dichiarato distante sia da uno che dall’altro polo? E’ forse diverso dagli altri? Gli studenti non hanno forse il diritto di essere informati anche rispetto alle posizioni del Movimento in modo da essere in grado di concepire un personale giudizio critico?

Tante belle parole, spazzate via da un’ingenuità che evidentemente campeggia fino ai vertici dei nostri istituti.

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