Vademecum di una buona valutazione della didattica

La riforma della Scuola è alle porte. Il governo Renzi approverà in settimana un decreto legge e una legge delega in cui troveranno spazio i provvedimenti promessi nelle linee guida de La Buona Scuola.

Quale è la polpa di questi provvedimenti vi chiederete voi. Le 136 pagine che ospitano le linee guida governative possono essere racchiuse in almeno quattro punti focali: stop (o presunto tale) alla precarietà nella Scuola, autonomia scolastica, valutazione della didattica e ripensamento di alcune materie. Grazie a queste misure -secondo Renzi- la “Scuola italiana potrà passare dall’essere un’ottima scuola del ‘900 a trasformarsi nella Scuola del III Millennio.”

Le misure promesse non possono però stare sullo stesso piano. Se da una parte lo stop ai precari e l’autonomia scolastica sono misure sbandierate da ogni Ministro dell’Istruzione (senza peraltro mai ottenere gli effetti sperati) e dall’altra il ripensamento della didattica mette una pezza alla Riforma Gelmini, la vera novità della Riforma Renzi risulta senza dubbio la valutazione della didattica.

Sia ben chiaro, anche questa misura è stata più volte annunciata negli anni passati, ma è la prima che si arriva così vicini alla sua approvazione. Se infatti si leggono gli intenti de La Buona Scuola (pag. 53-55) il meccanismo che valuterebbe i nostri professori è spiegato per filo e per segno per quanto riguarda gli incentivi ai “buoni professori”, mentre vi sono ancora delle lacune importanti su criteri di valutazione e soggetti valutatori.

Lasciando perdere i giudizi -positivi o negativi- sul meccanismo proposto dal Governo, che peraltro sembra destinato a cambiare nel decreto finale, ci sono alcuni punti da sviscerare per affrontare in modo completo la questione. Non esistono risposte semplici a questioni complesse.

Chiunque, dal dirigente MIUR fino al più filosofeggiante dei pedagoghi, quando parla di valutazione della didattica pronuncia la solita frase: “Se vogliamo valutare i prof e definire nella Scuola chi è bravo e chi lo è di meno, dobbiamo decidere cosa fa di un insegnante un bravo professore, cosa valutare positivamente e cosa negativamente.” Vogliamo dirla in modo più spiccio? Bisogna decidere i criteri di valutazione. Proprio ciò che manca -per ora- ne La Buona Scuola. Effettivamente risulterebbe difficile, o meglio impossibile, operare una valutazione senza conoscere i discriminanti della valutazione stessa.

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Proviamo quindi a capire quali potrebbero essere i criteri discriminanti di una buona valutazione e quali sono, per ognuno, i loro punti di forza e i loro difetti. Se però sui criteri di valutazione tutti o quasi sono d’accordo che la lente della valutazione sia da puntare sull’insegnamento in classe, il dibattito si sposta su chi valuta chi, vera questione chiave. Parliamo quindi di valutazione del dirigente scolastico, dell’ispettore esterno e degli studenti/genitori.

Il più temuto tra tutti, dalla classe docente ovviamente, è il giudizio del dirigente scolastico. Per ovvi motivi: la gran parte dei Dirigenti Scolastici sono considerati dai loro professori degli oppressori, con il solo compito di controllo. Eppure le soluzioni per rendere accettabile una valutazione fatta dai presidi ci sarebbero: molto aiuterebbe rottamare il legame politico che ancora li lega alla classe politica tramite la nomina da parte degli assessori e dei politici competenti. Altra considerazione a proposito va spesa sulla formazione degli stessi dirigenti scolastici. Negli ultimi anni le competenze a loro richieste si sono ampliate sempre più, e spaziano ormai dalla gestione economica dell’istituto, alla gestione dell’offerta formativa, dal mantenimento di un clima costruttivo all’interno della scuola, all’adempimento di ogni atto burocratico. Tutte competenze necessarie alla vita scolastica, ma che devono riflettere una formazione dei dirigenti scolastici adeguata a ciò che sarà effettivamente loro richiesto. Non possono né essere dei manager dell’Istruzione, come li chiama ora qualcuno, ma neppure avere delle competenze semplicemente didattiche. E ultimo punto, ma non per importanza, anche i dirigenti scolastici devono essere valutati. Ciascuno faccia la sua parte.

Possiamo riassumere quindi i pro e i contro di questa valutazione in questo modo.


PRO: il dirigente scolastico è il superiore più prossimo dei docenti. Come in ogni situazione lavorativa è normale che a lui/lei spetti una valutazione del personale.

CONTRO: esistono reali rischi di favoritismi e giudizi parziali, che favorirebbero una forma di servilismo di una parte della classe docente. I docenti non devono ritenersi “fedeli” al proprio preside, semmai devono esserlo nei confronti dei propri studenti e della loro formazione.


Altro criterio molto chiacchierato è la valutazione esterna effettuata dai tecnici ministeriali. In questo caso sarebbero mandati nelle scuole e nelle classi ispettori del MIUR o dei vari organi come Iprase e Invalsi per valutare il lavoro dei professori e delle professoresse. Anche questi soggetti sono piuttosto mal visti dalla classe docente che denuncia il rischio di perdere la libertà d’insegnamento, anche se ad ogni modo potrebbero garantire un’imparzialità e un’omogeneità nel giudizio.

Riassumendo.


PRO: maggiore imparzialità rispetto a una valutazione affidata a un valutatore interno alla scuola.

CONTRO: difficoltà oggettive nel valutare la qualità dell’insegnamento. Esemplifichiamo il discorso: immaginiamo che un valutatore del Ministero arrivi in classe per saggiare la qualità d’insegnamento sul campo di un professore. Siamo proprio sicuri che ciò che vedrà sia rappresentativo della reale situazione della classe? O la sua presenza potrebbe condizionare la stessa lezione e il comportamento degli alunni?


Terzo ed ultimo valutatore “tradizionale” sono quelli che il linguaggio economico che è stato applicato, in modo barbaro, alla Scuola chiamerebbe gli stakeholders. Gli stakeholders in campo economico sono tutti quei soggetti che detengono degli interessi ed interagiscono con un’azienda, quindi i clienti, gli investitori, i lavoratori impiegati, le imprese dell’indotto e via così. Sostituite ora nella frase precedente l’azienda con “professore” e troverete che i suoi cosiddetti stakeholders sono niente meno che gli studenti, i genitori, i suoi colleghi e gli ex studenti (oltre al già citato dirigente scolastico). Forse sono questi i valutatori che più difficilmente accetterebbero i professori, e il motivo è facilmente spiegabile: se per la valutazione del preside e dell’esterno si discute sulla convenienza di una loro valutazione, per quanto riguarda soprattutto studenti e genitori si discute della loro legittimità a partecipare a un percorso di valutazione.

Le argomentazione portate a favore di questa tesi, cioè della illegittimità di una valutazione operata da studenti e genitori, sono principalmente due: la classica lesione della libertà d’insegnamento e l’incapacità a valutare per carenza delle competenze necessarie per farlo.

Ma l’incapacità di valutare non è una critica che trova fondamento, in quanto la valutazione portata avanti da studenti e genitori sarebbe più simile a un feedback che a una vera e propria valutazione strutturata. Sarebbe una valutazione basata sulla percezione, che quindi non necessità di una formazione per essere effettuata in quanto si basa su un’impressione. Proprio per questo ovviamente, se presa in considerazione, dovrà essere ritenuta di minor rilevanza rispetto ai due precedenti criteri e valutatori, e non dovrà essere determinante.

C’è poi una distinzione importante da marcare tra la valutazione degli studenti e quella dei genitori. Ragioniamo sui secondi: sono poche, sempre meno con l’avanzamento scolastico dei figli, le occasioni di confronto faccia a faccia tra genitore e maestro/professore. Questi sono principalmente le udienze, altrimenti le informazioni che il genitore raccoglie del modo di insegnare di un educatore le ascolta dai racconti dei proprio figli. Possiamo basare una valutazione, seppur percettiva e non determinante, su informazioni non frutto di esperienza diretta? Una questione aperta che suscita molte perplessità e dubbi.

Quindi.


PRO:

Valutazione degli studenti – favorirebbe, se fatta in un certo modo, l’analisi e l’autocritica nello stesso studente. Inoltre il loro giudizio, se richiesto solo alle superiori, potrebbe essere sfruttato dai professori per migliorarsi e mettersi in gioco con gli stessi educati. Senza per questo dover ritenere i giudizi scaturiti come acqua santa, ma da analizzare con spirito critico.

Valutazione dei genitori – potrebbe aumentare la collaborazione tra educatore e genitore, da anni in declino.

Valutazione da parte dei colleghi di lavoro – una valutazione che proviene da chi fa il tuo stesso mestiere, chi vive la tua stessa situazione ed ha la tua stessa formazione potrebbe risultare piuttosto oggettiva.

Valutazione da parte degli ex studenti – una volta al di fuori delle mura scolastiche si riesce a valutare ciò che si è passato in maniera più ragionata. Senza gli ovvi coinvolgimenti emotivi degli anni della scuola.

CONTRO:

Valutazione degli studenti – come molti professori temono potrebbe trasformarsi in un’opportunità di vendetta per valutazioni insufficienti e antipatie personali. Inoltre non sempre gli studenti sono consapevoli di quale sia il meglio per la loro educazione, consapevolezza che invece si associa per definizione ai professori (ma è sempre così?).

Valutazione dei genitori – sarebbe una valutazione più che altro basata su informazioni riportate dai figli, quindi poco attendibili.

Valutazione da parte dei colleghi di lavoro – una valutazione da parte degli altri professori potrebbe portare a una maggiore competizione nel corpo docente e provocare delle spaccature anche a livello di rapporti umani. Una soluzione potrebbe essere la valutazione non più a livello personale ma a livello di intero corpo docenti di un istituto, ma questa è un’altra storia.

Valutazione di ex studenti – non sempre chi ormai ha finito un ciclo di studi è interessato a farsi coinvolgere.


Insomma, come potete notare da queste veloci considerazioni la questione della valutazione è assai complessa e -ad un’occhiata fugace- irrisolvibile. Troppi sono i pro e i contro, non vi è uno strumento capace di mettere d’accordo tutti.

Ma probabilmente in questa debolezza possiamo trovare la soluzione ai nostri problemi. Se non siamo in grado di individuare un criterio unico operiamo una sintesi di ognuno e usiamoli in rete fra loro, confrontando i dati e le risposte ricevute. In un sistema organico a più voci i difetti dei singoli criteri di valutazione sarebbero sopperiti dai restanti, arrivando a definire una risposta piuttosto oggettiva e trasparente alla domanda che ci arrovella da qualche riga: “come diavolo valutare gli insegnanti?”.

Il governo varerà il provvedimento il 27 febbraio. Siete autorizzati a stupirci.

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