Lasciateci studiare! – proposte per una Scuola “del terzo millennio”

I lettori del famoso blog Linkiesta.it sanno già di cosa parlo. Negli ultimi giorni il blog ha pubblicato due diverse lettere mettendo a confronto opinioni differenti sullo stesso tema: lo stato di salute della Scuola italiana. La prima è firmata da una ragazza, Chiara, laureata in psicologia in Inghilterra, mentre la seconda è di Fabio, studente italiano che sta frequentando la magistrale di economia in Inghilterra.

Riassumo sinteticamente per chi si fosse perso lo scambio epistolare. La lettera a firma di Chiara denuncia la mancanza di attenzione dell’Università italiana allo sviluppo dell’analisi critica, a favore – sostiene lei – di un metodo didattico basato principalmente sullo studio mnemonico come se lo studente non fosse altro che un vaso che “debba essere riempito di informazioni, da rigurgitare al momento della verifica”. Fabio invece le risponde qualche giorno dopo prendendo le difese del sistema educativo italiano, secondo lui capace di formare studenti assai più preparati rispetto ai coetanei europei. Questo, scrive Fabio, in virtù di un sistema formativo pre-universitario di riconosciuta qualità.

Proprio sull’ultimo punto toccato da Fabio voglio concentrare la mia attenzione: la qualità dell’insegnamento nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo e secondo grado. La scuola dai 6 ai 19 anni per capirci.

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Il sistema scolastico italiano è riconosciuto come uno fra i migliori nell’area OCSE, soprattutto grazie alla sua scuola primaria. Se effettivamente gli studenti preparati dal sistema formativo italiano sono mediamente apprezzati dalle università ed aziende estere i margini di miglioramento restano comunque enormi. Prendiamo d’esempio la scuola secondaria di secondo grado, chiamata dai comuni mortali semplicemente scuola superiore. Come tutti sappiamo lo studente arrivato al termine delle medie è posto di fronte alla sua prima scelta fra liceo, istituto tecnico o scuola professionale. Alcuni forse sapranno anche che quest’ultimo ordine, le scuole professionali, stanno per essere riformate da La Buona Scuola di Renzi (di cui ho scritto qui) che interviene portando a 400 le ore passate dagli studenti in azienda durante gli stage. Vengono invece lasciati pressoché invariati i piani di studio al liceo, sui quali ahimè ci sarebbe parecchio da fare.

Insieme al mancato sviluppo dello spirito critico, sul quale effettivamente si potrebbe fare di più, un’altra è la carenza degli studenti italiani. L’incapacità – favorita (e forse indotta) da un sistema che non favorisce l’autorganizzazione – di fare delle scelte e di gestire le proprie capacità. Mi spiego meglio e lo faccio direttamente con un esempio ed una proposta. Quanti professori si lamentano che i loro studenti sono soliti studiare solo se e quando valutati, e non in modo continuativo? Con tutti i rischi di una generalizzazione possiamo affermare che ciò corrisponde al vero, eppure la Scuola italiana non fa nulla per evitarlo. Proviamo allora ad immaginare una scuola diversa, in cui lo studente – almeno dai 16 anni – possa personalizzare il percorso formativo caratterizzando la propria formazione e scegliendo quali materie potenziare (ma anche scegliere nuove materie tra varie alternative, perché no?). Immaginiamo una scuola in cui lo studente non sia verificato con l’assiduità di oggi, ma che venga responsabilizzato a studiare autonomamente e con il proprio ritmo e metodo di studio. Non sono parole al vento, basterebbe cambiare il paradigma della valutazione degli studenti: non più continua e asfissiante, ma periodica. Dividiamo l’anno in trimestri al termine dei quali valutare gli alunni su quanto studiato negli ultimi mesi, seguendo il modello universitario per capirci. Paradossalmente questo aiuterebbe gli studenti a studiare di più e meglio, non a studiare meno. Oggi la scuola non aiuta il liceale ad approfondire, a appassionarsi a ciò che studia, ad andare oltre il manuale scolastico come invece gli verrebbe richiesto. Come potrebbe d’altronde se è obbligato ad essere pronto ogni giorno ad affrontare una verifica delle sue conoscenze? Lasciateci (rientro nella categoria ancora per alcuni mesi, poi saranno affari vostri) il tempo di approfondire e vedrete che non studieremo più “la sera prima della prova”.

Tutto ciò può significare una sola cosa dal punto di vista normativo: piena e reale attuazione dell’autonomia scolastica. Non possono esistere autonomia e consapevolezza negli studenti se non vi è autonomia nella gestione degli istituti.

Seneca diceva di “non temere di aver perso tempo, se hai imparato per te stesso.” (Epistulae ad Lucilium 7, 6-9). Lasciateci approfondire, studiare, appassionarci, innamorarci di ciò che ci spiegate e non potremo che essere d’accordo anche noi con il caro vecchio Seneca.

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