Istruzioni per guadagnarsi un 7 in condotta

Non ho intenzione di utilizzare questo blog per alimentare banali polemiche. Il titolo “Lo stato solido” sta lì a ricordarmi – come un monito – di sfruttare questo spazio per commenti ragionati e non per sterili discussioni. Ma non posso fare finta di niente, proprio non ci riesco. Non si tratta di una battaglia personale, di una vendetta o di una lamentela. Questa è una denuncia per un fatto che nella Scuola italiana non può essere tollerato. Ciò che ho scritto qualche mese fa in questo post ed in questo a proposito del comportamento della Preside della mia (ormai ex) scuola mi è infatti costato un 7 di condotta in pagella (motivato dal professore coordinatore di classe proprio per il presunto mancato rispetto nei confronti dell’Istituzione scolastica).

Per chi si fosse perso le puntate precedenti ecco una sintesi. A fine gennaio 2015 al liceo Prati si è tenuta la Cogestione, una due giorni di assemblee d’istituto organizzata dagli studenti. In tale occasione si è tenuto, tra gli altri incontri, un dibattito politico su ius soli e matrimoni gay con esponenti di sei diverse forze politiche, tra le quali non compariva nessun attivista del Movimento 5 Stelle. Benchè a livello personale distante politicamente dalle posizioni grilline, venuto a sapere in anticipo della loro assenza ho chiesto spiegazioni ai rappresentanti d’istituto che mi hanno risposto per messaggio con queste parole: “M5S l’ho proposto, ma la Preside lo definisce <<aria fritta>> […] e allora ce lo ha blindato.” e ancora “M5S ce l’ha proibito la Preside” perché “è uno di quei partiti che fanno polemica tanto per farla e in un dibattito con temi così delicati forse è meglio evitare.” A questo punto ho pubblicato il primo post di denuncia che ha avuto diffusione anche sui media provinciali, a cui la Preside ha risposto con una lettera al quotidiano L’Adige evocando la “macchina del fango”. Il giorno stesso, 24 gennaio, ho risposto pubblicando gli screenshot dei vari messaggi con le conversazioni di cui sopra (che potete trovare qui).

Ognuno di noi può considerare giusto o sbagliato ciò che scrissi sul blog il 23 e 24 gennaio e i modi in cui lo scrissi -evidentemente ai piani alti del Prati non sono stati molto graditi- ma ciò che è accaduto durante gli scrutini è tutt’altra cosa. Con l’accusa di non aver mantenuto un rapporto corretto con l’Istituzione scolastica è stato punito uno studente che, in modo appropriato o meno, ha espresso la propria opinione su un fatto avvenuto all’interno delle mura scolastiche. Ma cosa deve insegnarci la Scuola? Che l’onorabilità e il buon nome di un’Istituzione valgono più del diritto-dovere di criticarla e di denunciarne le mancanze? Una contraddizione piuttosto evidente in una scuola in cui ancora vengono insegnate la democrazia ateniese e la parrhesia, tradotta letteralmente dal greco antico come “libertà di dire tutto”.

Eppure la stessa Preside Pezzo ha frequentato da studentessa questo istituto. Che si sia dimenticata questi insegnamenti? Parrebbe di sì, se ha preso la decisione grave, e -fatemelo dire- anche triste nel 2015, di penalizzare uno studente per essersi esposto pubblicamente denunciando la presunta negazione di un proprio diritto. Certo non da sola ma insieme al Consiglio di Classe che ha potere decisionale su ogni voto che viene trascritto in pagella; ma sappiamo anche quanta influenza abbia il dirigente scolastico sui professori. Ed ancora meglio lo sa chi frequenta -da docente o da studente o da bidello- il liceo Prati.

Sta di fatto che colei che era stata accusata -la Preside- ha giudicato (e punito) la stessa accusa che le era stata rivolta. Troppo facile farsi venire qualche dubbio su un certo conflitto d’interessi? Si spera che questo rimanga un caso isolato, soprattutto in vista dei maggiori poteri e responsabilità che saranno conferiti ai dirigenti scolastici dalla Riforma Renzi.

Ognuno sceglie come agire e lo fa, spero, con le migliori intenzioni. Ma chi detiene delle responsabilità nei confronti di altre persone – esiste responsabilità più importante che educare i cittadini di domani? – dovrebbe forse farlo con maggiore equilibrio lasciando da parte i (ri)sentimenti personali.

P.S.: Nessuno qui ritiene di avere la verità in tasca; questa è la mia verità e non ho intenzione di spendere altre parole sull’accaduto.

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