Consigliere, scelga almeno il giorno giusto

Due giorni fa il Consigliere Provinciale Claudio Cia, candidato dal centrodestra alle ultime elezioni comunali a Trento, è scivolato forse sulla peggiore buccia di banana della sua storica carriera di gaffe e show (qui un esempio).

Tutto inizia sfogliando il giornale, L’Adige, fino a pagina 14. Il trafiletto in alto riporta una dichiarazione del Consigliere che chiede al presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti che gli venga trattenuto dall’indennità mensile il corrispettivo delle tre giornate di presenza in aula previste per la discussione del disegno di legge per contrastare l’omofobia. Cia scrive: “Ritengo non più eticamente accettabile che il calendario del Consiglio si debba adeguare al tentativo di colonizzazione ideologica di una lobby assolutamente minoritaria, che lamenta discriminazioni che sono già abbondantemente superate nella nostra comunità trentina, quand’anche ve ne fosse stata traccia in passato.” Colonizzazione di una lobby assolutamente minoritaria che lamenta discriminazioni che sono già abbondantemente superate; ricordiamoci di queste parole, ci saranno utili più tardi.

Ma andiamo dunque a leggere cosa istituirebbe davvero questo disegno di legge presentato in Consiglio Provinciale che ha come primo firmatario il Consigliere Mattia Civico, del PD (simile nell’intento al DDL Scalfarotto presentato alla Camera). Riporto l’articolo 1 che definisce le finalità e l’oggetto della legge. Per leggere anche tutti gli altri articoli scaricate qui il .pdf (questa è la versione precedente alla discussione in Aula che sta avvenendo in questi giorni, che potrebbe portare a modifiche anche sostanziali).


Articolo 1

1. La Provincia autonoma di Trento promuove la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale tra gli individui, anche all’interno della loro dimensione affettiva, e garantisce la parità di diritti di ogni persona, considerando ogni discriminazione legata all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alla condizione di intersessualità come una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

2. Questa legge individua misure per il superamento delle condizioni di discriminazione fondate sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sull’intersessualità e per la sensibilizzazione sui fenomeni dell’omofobia, della transfobia e del bullismo omofobico nel più ampio contesto delle azioni di contrasto alle discriminazioni.

3. In attuazione delle finalità di questa legge, la Provincia garantisce l’accesso a parità di condizioni agli interventi e ai servizi provinciali, escludendo ogni discriminazione individuata dal comma 1.

4. La Provincia valorizza il ruolo e l’apporto dei soggetti del terzo settore che hanno come obiettivo l’attuazione delle finalità di questa legge.


Non sembra nulla di così sconvolgente, anzi. Nei successivi articoli si istituisce che la Provincia dovrà favorire l’inclusione sociale dei soggetti discriminati, favorendo anche il loro ingresso nel mondo del lavoro. Inoltre saranno rafforzati gli sforzi all’interno delle scuole per “la realizzazione di specifici progetti e attività sui temi dell’educazione alla sessualità e all’affettività, della promozione della salute e della prevenzione e del contrasto al bullismo omofobico.”

La parte divertente, se possiamo definirla così, arriva finendo di leggere la pagina 14 del quotidiano. In fondo alla pagina trova spazio infatti una polemica che coinvolge l’Istituto Arcivescovile di Trento, un istituto paritario cattolico. Descrivo brevemente, se volete approfondire leggetevi questo articolo del Corriere della Sera (sì, ci siamo fatti anche una bella pubblicità in tutta Italia): l’Istituto ha chiesto – già prima dell’estate – alle famiglie di acquistare un libricino scritto dal sacerdote di Bergamo Gimmi Rizzi dal titolo “Voglio imparare ad amare” (questo). Fin qui nulla di strano per una scuola paritaria di indirizzo cattolico. Fin qui appunto. Perché quando le famiglie hanno scoperto il contenuto di questo libro è divampata la polemica. Nel libro si parla di omosessualità come “tendenza contraria al progetto di Dio”, spiegando che tali rapporti “non sono gratuiti, fecondi e aperti all’altro”. Sempre secondo tal Rizzi (che non si capisce a quali fonti scientifiche attinga) l’omosessualità sarebbe causata da “bisogni affettivi non soddisfatti durante l’infanzia” che avrebbe portato ad un “disordine della sua identità”. Ovviamente non poteva mancare l’omelia finale: “è alquanto opportuno accompagnare l’omosessuale perché modifichi il suo orientamento sessuale”. Tutto ciò verrà letto da ragazzi di terza media poiché il libro non è stato ancora ritirato (anzi, l’istituto ha confermato l’accaduto).

Nessuno qui intende mettere in discussione la libertà di parola. Si consiglierebbe però al Consigliere Cia almeno di scegliere in modo più opportuno i giorni in cui divulgare le proprie note stampa. Lo dico per lei, Consigliere.

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