500€ ai 18enni ed il rischio di un bonus elettorale

EDIT 4/5/2016: il Governo ha approvato un emendamento alla Legge di Stabilità, che prevede l’estensione del bonus anche agli extracomunitari. Contestualmente, durante il #matteorisponde del 4 maggio 2016 Renzi ha annunciato che i 500€ verranno distribuiti ai neomaggiorenni anche nel 2017, quindi non si tratterà di una manovra una tantum. Due buoni correttivi per un provvedimento che comunque non convince.


Cari 570.959 giovani italiani nati nel 1998, quest’anno -per il vostro diciottesimo compleanno- lo Stato italiano vi regalerà 290 milioni. No, non tutti insieme: 500€ ciascuno per la vostra educazione, attraverso il cosiddetto bonus 18 anni.

Spieghiamolo meglio per chi ancora non lo sa: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi – dopo i tragici avvenimenti del 13 novembre – ha stanziato quasi 300 milioni di euro per un bonus di 500€ da spendere in consumi culturali per tutti coloro che compiranno la maggiore età nel 2016. Quindi per libri, spettacoli teatrali, cinema, mostre e concerti. Qui si può trovare il discorso integrale dell’annuncio di Renzi, che segue la logica del “1€ in sicurezza, 1€ in cultura”.

Il provvedimento ha scatenato forti polemiche, come era prevedibile. Come è solito su questo blog, cerchiamo di analizzarle e di comprenderle prima di tentare un giudizio.

Per capire meglio le motivazioni della disputa possiamo dividere i critici in due categorie: chi dà un’opinione negativa del bonus per la sua inefficienza economica e chi -con un giudizio più politico- lo considera una semplice “marchetta elettorale” per accattivarsi il voto giovanile. Ma andiamo con ordine.

Critici “economici”

Coloro che ritengono lo strumento del bonus non efficace si appellano al fatto che probabilmente molto più utile sarebbe stato destinare quei fondi ad altri capitoli di spesa, come il diritto allo studio. Un bonus individuale di 500€ a tutti i diciottenni -indipendentemente dal reddito famigliare- risulta estremamente inefficace, oltre che iniquo. Per chi ha alle spalle famiglie con redditi elevati o particolarmente benestanti, che spesso già in condizioni normali spendono per consumi culturali più di 500€ all’anno, il bonus può solo andare ad arrotondare la paghetta mensile. E’ assai probabile che questo tipo di famiglie non aumenterà le proprie spese culturali, o lo farà solo marginalmente. Differente invece il discorso dei neomaggiorenni che provengono da famiglie più in difficoltà. Per loro il bonus risulta ben più utile, poiché proporzionalmente sostiene in modo maggiore il potere d’acquisto, e per tale motivo avrebbero avuto bisogno di ben più di 500€ all’anno. Questo sarebbe stato il target ideale su cui spendere i 290 milioni di euro investiti, piuttosto che spalmarli su tutti i 18enni. E per farlo quale strumento migliore che il diritto allo studio -in età scolare ed universitaria- sotto forma di borse di studio, servizi agli studenti e agevolazioni?

Filippo Taddei -responsabile economico del PD-, su La7, qualche tempo fa difendeva così il provvedimento dalla critica di iniquità.

Il principio è universalistico”. Una risposta un po’ debole. Come diceva Don Milani: “Non c’è niente di più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali”.

Certo, c’è da dire che tra le misure annunciate nello stesso discorso da Renzi vi sono anche 50 milioni di euro per il diritto allo studio e le borse di studio degli studenti universitari meritevoli di studiare ma non in condizione di farlo per questioni di reddito. 50 milioni che vanno ad aggiungersi ai 5 milioni stanziati precedentemente nella bozza della legge di stabilità 2016: un aumento del 1000%, un bel salto in avanti ma ancora probabilmente troppo poco. Gli studenti chiedevano almeno 200 milioni aggiuntivi, 4 volte tanto.

I 500€ ai 18enni hanno certamente anche un forte valore simbolico. Significano che lo Stato si fida dei propri giovani, che li riconosce come fondamentali, che investe sul loro futuro perché è convinto che sia legato in modo indissolubile al futuro del Paese intero. Ma ciò basta per giustificare la natura iniqua del provvedimento ed il fatto che non sappiamo come verranno effettivamente spesi questi soldi pubblici?

Critici politici

Forse però  le critiche più dure sono arrivate dal fronte politico e soprattutto, come c’era da immaginarselo, dalle opposizioni. Da questo punto di vista i detrattori -da M5S a Brunetta– accusano il Governo di sprecare soldi pubblici per fare “becera propaganda elettorale” e “marchette” in vista delle elezioni di questa primavera a Roma, Milano, Torni e Napoli. Renzi in una delle sue newsletter ha risposto a sua volta, affermando che queste critiche sono offensive per gli italiani e per i giovani, che a suo parere non si fanno comprare dai bonus.

Andando oltre la polemica politica -che conosciamo così bene-, dietro queste critiche potrebbe purtroppo celarsi del vero.

Quando la proposta è stata annunciata, il discriminante che alcuni analisti avevano scelto per definire se questa norma fosse una mossa elettorale oppure un reale incentivo culturale erano proprio i suoi destinatari. Ritenevano che se il bonus fosse stato esteso anche ai 18enni stranieri -che come è noto non hanno diritto di voto- avremmo potuto interpretare questa norma come un vero e proprio incentivo alla cultura, mentre se gli stranieri fossero stati esclusi qualche dubbio sul reale fine politico dello stanziamento sarebbe stato legittimo. Ebbene, la legge di stabilità 2016 è stata approvata ed oggi abbiamo la risposta: i diciottenni stranieri extracomunitari (i diciottenni stranieri sono 46.538 in Italia; tra questi gli extracomunitari potrebbero essere poco più della metà) sono stati effettivamente esclusi dal provvedimento. Come riporta questo articolo de lavoce.info la spesa per andare a coprire anche questa piccola fetta di ragazzi e ragazze sarebbe stato davvero esiguo: solo 11 milioni, a fronte del 290 stanziati in totale. Tra l’altro così si viene a creare una vera e propria discriminazione difficile da accettare: il bonus sarebbe potuto diventare un efficacissimo strumento di integrazione per i ragazzi extracomunitari. Lo stesso Partito Democratico, il partito di cui Renzi è segretario, sta protestando.

A questo punto qualche dubbio che il provvedimento serva per lo più ad riavvicinare l’elettorato giovane diviene legittimo, soprattutto dando un’occhiata i sondaggi: secondo IPR nell’aprile 2014 M5S era quotato al 33% tra gli under 30, con il PD solo al 24%. E non c’è ragione di credere che le percentuali si siano modificate da allora.

Non sarebbe nemmeno la prima volta in Italia. Il governo Berlusconi nel 2005 regalò 1000€ una tantum ad ogni famiglia a cui nascesse un bambino, ma allora il fine elettorale era sotto gli occhi di tutti: i fondi furono distribuiti alle famiglie che già avevano avuto un bambino durante il 2005, senza quindi alcun incentivo per il tasso di natalità. E nell’aprile 2006 si sarebbe votato, guarda caso. Fu addirittura mandata una lettera a tutti i destinatari firmata dal premier, ma la vicenda assunse presto una nota tragicomica: l’ex Ministro dell’Economia Tremonti si accorse che alcuni bonus era stati destinati a famiglie straniere -a cui non sarebbero spettati (non votano infatti)-, che si sono viste costrette a restituirli con gli interessi legali.

Tuttavia molto è ancora da dire sul bonus dei 500€: come potranno essere spesi, per quali acquisti, presso quali rivenditori… Ma, per comprendere meglio la natura di questo provvedimento ed anche un po’ di questo Governo, ciò a cui dovremo porre attenzione sarà cosa accadrà dal 2017: il bonus varrà anche per l’annata ’99? Oppure sarà una misura una tantum? Ad oggi è così, il bonus è finanziato in deficit (porterà cioè a un maggiore debito pubblico) e non ha delle coperture strutturali. Se le coperture non venissero trovate e se i ragazzi e le ragazze che compiranno 18 anni nel 2017 non dovessero ricevere il bonus, rimarranno allora pochi dubbi ed il bonus non potrà che essere considerato l’ennesimo spot elettorale pagato coi soldi dei contribuenti.

P.S.: per chi volesse qui c’è un’analisi molto dettagliata del sito roars.it sul diritto allo studio universitario. Un po’ vecchiotto ma significativo.

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