“Contro natura”, ma cosa vuol dire?

 

Questo post non rispetta in toto l’impegno che mi ero dato all’apertura del blog, di pubblicare le mie riflessioni solo una volta che le acque agitate della discussione pubblica si fossero placate. Tuttavia è ormai diverso tempo che provo la forte tentazione di scriverlo, per cui eccolo qua. Buona lettura.


Quante volte nelle ultime settimane di discussione sul disegno di legge che intende introdurre nel nostro ordinamento le unioni civili omosessuali abbiamo sentito l’espressione “contro natura“? Secondo alcuni la stepchild adoption (cosa è?) è contro natura, secondo altri le unioni civili sono contro natura e secondo altri ancora gli stessi omosessuali lo sarebbero.

L’ultimo in ordine di tempo è il leader di NCD e Ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Per maggiore chiarezza copio e incollo le dichiarazioni del duro confronto a distanza di oggi (25 febbraio 2016) tra Alfano e Roberto Speranza, importante deputato del Partito Democratico. In alternative potete leggere questo articolo de Il Fatto Quotidiano.

A. ALFANO: “E’ stato un bel regalo all’Italia avere impedito che due persone dello stesso sesso, cui lo impedisce la natura, avessero la possibilità di avere un figlio. Abbiamo impedito una rivoluzione contronatura e antropologica“.

R. SPERANZA: “Caro Alfano, l’unica cosa contro natura di questi giorni è stato l’oscurantismo di chi non vuol riconoscere l’uguaglianza dei diritti delle persone”.

A. ALFANO: “Caro Speranza, è secondo natura che due uomini abbiano un figlio? E’ secondo natura che una donna metta sul proprio ventre la targhetta del prezzo? No, caro Speranza. Anche la politica ha un limite: la natura“.

Senza entrare nel merito del disegno di legge e della stepchild adoption (su cui invece ha scritto bene Francesco Armillei), vorrei soffermarmi sull’analisi dell’ultima dichiarazione del Ministro dell’Interno, che mi pare emblematica. Possiamo individuarvi tre chiavi di lettura:

  1. Alfano indica come “natura” la biologia dell’uomo e del mondo in cui viviamo. Allora certo è indubbio che -dal punto di vista biologico- due uomini e due donne non possano concepire un bambino, come è largamente condivisibile che la politica debba essere molto cauta quando si relazione con la biologia (qui si aprirebbe tutta la discussione sulla bio-etica);
  2. Alfano indica come “natura” ciò che è usuale, ma tale interpretazione è facilmente attaccabile quanto lo è il concetto di “normale”. Chi definisce la normalità? Bisognerebbe quindi sempre seguire le tradizioni? Seguendo questo ragionamento non esisterebbe il progresso come lo conosciamo;
  3. Alfano indica come “natura” le leggi naturali, cioè quelle attitudini e quei comportamenti che regolano il mondo naturale e allo stato brado;

Non so Alfano, ma molti fra coloro che sono contrari al DDL Cirinnà (e che erano presenti al Family Day) fanno riferimento a questa terza interpretazione.

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Contro Natura – Kate Shaw (2011)

Tentiamo quindi -come è solito su questo blog- a comprendere le implicazioni e a trarre delle conclusioni. Lo dico in modo netto: affermare che la politica deve essere limitata dalla natura è la più grande stupidaggine che si possa affermare. Lo stesso Alfano, che di stupidaggini se ne intende, è riuscito a superarsi. Una tale asserzione cade facilmente in contraddizione se ci rendiamo conto del fatto che è una fortuna che la politica non venga limitata dalla natura. Altrimenti come avrebbe mai potuto assumersi la responsabilità di prendere alcune delle decisioni che hanno cambiato per sempre il nostro mondo? Esistono forse i diritti individuali in natura? Esistono forse i diritti sociali, i diritti civili? Se avessimo ragionato secondo le logiche naturali, i neri avrebbero mai avuto l’equiparazione dei diritti? E le donne? Molto probabilmente no, poiché la legge fondamentale che governa il mondo naturale è quella del dominio del più forte sul più debole: “il più forte comanda, il più debole perisce”.

L’umanità, per fortuna, fin dai primi passi della sua evoluzione, si è differenziata da questo modo di concepire l’esistenza. Vogliamo forse tornare indietro? Lo stesso interrogativo se lo sono posti gli antichi greci e, benché a favore del mantenimento delle leggi naturali si fossero schierati tra i più importanti filosofi e pensatori, sappiamo quale è stato il verso preso dalla Storia. È lo stesso cristianesimo, a cui molti fra noi fanno riferimento anche politicamente, che ci indica di superare le leggi naturali. Cosa c’è di meno naturale della legge prima del Dio cristiano, descritta in modo così chiaro nel Vangelo di Luca (Luca, 6.27-36)?

“Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.”

Cosa vi è di meno naturale dello stesso matrimonio eterosessuale, che prevede la fedeltà fino alla morte ed il mutuo sostegno tra i partner, concetti che in natura sono tutti da dimostrare? Cosa ha di naturale la cultura? La politica? L’amore? Sono tutte astrazioni umane, che in quanto tali variano a seconda delle aree geografiche e delle culture, e che abbiamo ormai interiorizzato ma la cui elaborazione ha impiegato secoli per fossilizzarsi. E tutte hanno in comune una distanza siderale dal mondo naturale da cui proveniamo e che alcuni nostri politici sembrano avere come riferimento dell’ottimo.

Le parole ed i loro significati sono importanti, tuttavia spesso vengono dimenticati. Sempre che non vogliamo credere che i nostri senatori siano di colpo diventati tutti fan di Jean-Jacques Rousseau?

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