Al Trentino serve una nuova Scuola

Di seguito l’introduzione del documento del Partito Democratico del Trentino “Una nuova Scuola per il Trentino“.


La Scuola trentina si avvia verso una stagione di riforma, con il recepimento provinciale della “Buona Scuola”. Si tratta di un’occasione unica per innovarla, a partire dagli spunti della riforma del Governo Renzi, che andranno coniugati – con spirito critico – rispetto alle necessità e alle caratteristiche del nostro sistema d’istruzione. Per questo motivo il Partito Democratico del Trentino sta da mesi lavorando al proprio interno sui temi dell’istruzione e dell’educazione, ed ha messo in piedi il percorso partecipativo “Una nuova Scuola per il Trentino”. Si tratta di un percorso che ha coinvolto più di 60 donne e uomini, tra cui numerosi dirigenti scolastici, insegnanti, studenti e genitori. Con loro abbiamo scritto le decine di proposte concrete per costruire la nuova Scuola per il Trentino, perché la condivisione e la discussione – anche con chi la pensa diversamente ed è critico – sono valori aggiunti imprescindibili per il Partito Democratico del Trentino. Ci siamo chiesti di cosa avesse bisogno la Scuola trentina, partendo da un presupposto: la nostra Scuola è già una “buona Scuola”. Non a caso molte delle novità previste dalla Legge 107/2015, cioè la “Buona Scuola”, in Trentino sono già presenti da tempo. Proprio per via di questa condizione favorevole possiamo rendere il nostro sistema scolastico ancora migliore, recuperando le criticità e trasformandolo in una vera e propria eccellenza, un fiore all’occhiello anche nel confronto europeo. Esistono i presupposti e le proposte per riuscirci, e noi abbiamo provato a metterle in luce. Per la valutazione dello stato del sistema formativo trentino possiamo basarci sulle ultime rilevazioni OCSE PISA del 2012, che, seppur parziali, possono comunque mostrare dati rilevanti. Queste dimostrano, nel contesto di una valutazione complessiva positiva che ci pone al livello delle eccellenze europee, come la Scuola trentina sia caratterizzata da luci e ombre.

Tra i meriti compaiono certamente il basso tasso di abbandono dopo il biennio delle “superiori”: in Trentino si attesta al 3,9%, a fronte del 7,8% a livello nazionale. Migliore non solo del dato nazionale, ma anche di quello europeo è inoltre il dato sul tasso di scolarizzazione superiore, che raggiunge l’86% dei giovani trentini. La Scuola provinciale ha anche il merito di garantire sufficienti standard di apprendimento a tutti, facendo in modo che gli studenti trentini con risultati più bassi, i cosiddetti “low performers”, apprendano comunque in media maggiori conoscenze e competenze rispetto ai loro coetanei in difficoltà di altre regioni italiane. Ed altro dato importante è la discesa costante del numero di studenti con difficoltà cognitive e con scarsi risultati scolastici. Questo soprattutto grazie al sistema di Formazione Professionale, che garantisce una didattica e dei risultati migliori e che ha ancora ampi margini di miglioramento. D’altra parte il rapporto di IPRASE che presenta i dati PISA del 2012 evidenzia anche le ombre e le problematiche della nostra Scuola, su tutte probabilmente l’incapacità, sempre parlando in termini generali, di valorizzare gli studenti più brillanti e le eccellenze. Se infatti i “low perfomers” diminuiscono, il numero dei “top performers” – cioè coloro che eccellono – è soltanto stabile dal 2006 ad oggi. Altro dato non positivo che caratterizza il nostro sistema scolastico è lo scarso valore aggiunto che dimostra l’autonomia provinciale, anche in termini di maggiori finanziamenti nei confronti delle altre regioni: infatti in molti casi le regioni del Nord Italia eguagliano i risultati raggiunti dagli studenti trentini. Appare chiaro quindi come sia necessaria una riforma della governance e una revisione della spesa e degli investimenti, perché i 675 milioni di Euro che la Provincia di Trento investe ogni anno in istruzione non possono e non devono portare agli stessi esiti del sistema scolastico italiano, che investe somme assai minori. Non così positivo anche il dato relativo agli Early School Leavers, cioè quei giovani tra i 18 e i 24 anni che non hanno conseguito un diploma di scuola superiore e non sono in formazione, che in Trentino si attesta all’11%, ma raggiunge addirittura il 17% tra i ragazzi di sesso maschile. Questo dimostra quanto la Scuola trentina debba migliorare il proprio sistema di orientamento tra la Scuola secondaria di primo grado e quella di secondo grado, anche a fronte del dato del ri-orientamento, cioè quel 14,9% degli studenti delle “superiori” che cambia istituto durante il percorso. Ed infine dalle rilevazioni dell’OCSE possiamo leggere il dato preoccupante della disaffezione degli studenti nei confronti dell’istituzione scolastica, come si legge dal numero importante di assenze e ritardi degli studenti trentini. In questo caso anche superiore rispetto ad altre regioni italiane. Su queste valutazioni e questi dati abbiamo innestato il nostro lavoro di analisi e di proposta. Per avanzare idee e cambiamenti non si può infatti che partire da uno studio accurato della realtà.

Quella che vogliamo costruire è una Scuola delle competenze: una scuola, cioè, che non si limiti a trasmettere le conoscenze e le abilità necessarie, ma insegni anche a trasformarle in saperi utili per la vita, nella capacità di pensare criticamente e di risolvere problemi in modo creativo, ma al tempo stesso efficace. Abbiamo perciò bisogno di abbracciare le forme di didattica più innovative, che coinvolgano in modo maggiore gli studenti e che li responsabilizzino, con un sapere non solo trasmesso ma problematizzato. Mettere finalmente lo studente al centro, per davvero. Serve scardinare il modello scolastico prevalente oggigiorno – spesso ancora legato a un’idea di Scuola novecentesca – valorizzando le metodologie più coinvolgenti ed efficaci, anche con l’aiuto delle nuove tecnologie, basate sull’apprendimento esperienziale, sul learning by doing e sulla problematizzazione del sapere. Serve cambiare il paradigma educativo, e ci si riesce solamente con buoni insegnanti, motivati e non abbandonati nel precariato per decenni, e con un sistema di reclutamento e aggiornamento dei docenti che incentivi e diffonda le buone pratiche didattiche spesso già presenti nella nostra Scuola. Perché crediamo fortemente che una “buona Scuola” non sia possibile se non si valorizza adeguatamente la professionalità degli insegnanti, che ne costituiscono un perno fondamentale. Una domanda che dobbiamo porci è: “perché agli studenti non piace andare a scuola?”. Ciò non significa semplificare la didattica, ma richiedere agli studenti responsabilità e impegno favorendoli a sviluppare le giuste motivazioni, anche rendendo la Scuola più attrattiva. La nuova Scuola che immaginiamo dovrà sempre di più venire incontro ai bisogni di ciascuno e valorizzarne i talenti, in modo da diventare, realmente, inclusiva. L’organizzazione didattica deve essere flessibile e in grado di potersi adattare alle varie esigenze formative, bisogna rompere la rigidità della classe e dell’orario settimanale per arrivare ad attività in gruppi flessibili, anche di età diverse, sulla base dei bisogni educativi reali e non supposti. Il Partito Democratico è convinto che gli studenti debbano essere accompagnati nel loro percorso scolastico, ma debbano anche essere in grado di scegliere loro stessi di personalizzarlo, in particolare negli ultimi anni della scuola secondaria.

Ma tutto ciò non basta. Servono ancora altri elementi per costruire la nuova Scuola. Essenziale è il rapporto che gli istituti scolastici riescono a stringere con il territorio che li circonda, a partire dai comuni di appartenenza. La Scuola deve essere un centro di educazione e cultura per tutte le fasce d’età, deve poter attrarre e creare innovazione ed esperienze collettive, associative. Per questo il Partito Democratico del Trentino immagina una Scuola che rimanga aperta oltre l’orario e i mesi di scuola, che diventi una vera e propria seconda casa per i suoi studenti, ed un punto di riferimento per l’intera città o quartiere: una Scuola della civitas. Stringere rapporti con il territorio non può che coinvolgere quindi anche il tessuto economico. Su questa idea si innesta l’alternanza scuola-lavoro, come possibilità di osmosi tra le varie anime della comunità, come possibilità di formazione completa a 360 gradi e di orientamento verso l’Università o il lavoro, grazie a tirocini che siano realmente formativi. Per legare maggiormente istruzione e lavoro è inoltre necessario far crescere negli studenti la conoscenza del mondo del lavoro, delle carriere possibili e le tendenza ed i mutamenti in corso. Le forme per riuscirci esistono, lo dimostrano le tante esperienze già attivate in giro per l’Italia ma anche in Trentino.

La Scuola deve formare buoni cittadini”, si sente ripetere spesso. Non possiamo che essere d’accordo. Anzi rilanciamo: la Scuola deve insegnare il ragionamento ed il pensiero, ad ogni studente. Deve arrivare al punto che lo studente sia messo nelle condizioni di poter dubitare di ciò che la stessa Scuola gli insegna. Per questo il Partito Democratico del Trentino propone di potenziare le competenze di educazione alla cittadinanza e al dialogo interculturale, come anche le esperienze di rappresentanza studentesca. Eppure il raziocinio non è l’unica forma di pensiero che la Scuola ha il dovere di promuovere: troppo spesso la creatività viene tralasciata perché considerata di importanza secondaria, nonostante gli studi dimostrino come possa essere uno strumento fondamentale di inclusione e di lotta all’abbandono scolastico. Tutt’altro, i ragazzi e le ragazze devono avere la possibilità di sviluppare anche l’emisfero destro del proprio cervello, di poter sviluppare, parallelamente al pensiero razionale, quello creativo, dando uno spazio maggiore al linguaggio e all’espressione artistici.

Scrivevamo che anche la rappresentanza studentesca può avere un ruolo fondamentale nella crescita e nell’educazione degli studenti. È così: può garantire competenze che altrimenti difficilmente la didattica tradizionale potrebbe sviluppare. La capacità di creare una comunità, di rispettarne le regole, di aiutarsi l’un l’altro, l’impegno civico, l’organizzazione di fenomeni partecipativi e di eventi sono soltanto alcuni esempi. Inoltre la rappresentanza, anche quella dei genitori, è indispensabile a rendere concreta la “comunità educante”. Servono nuove regole e strumenti per promuoverla, abbiamo provato nelle prossime pagine a portarne alla luce alcuni. Ecco quindi alcuni dei punti su cui ci siamo impegnati e su cui abbiamo avanzato delle proposte, che troverete nelle prossime pagine.

Ma non basterebbero. Per fare in modo che tutto quanto avete appena letto non sia solo un libro dei sogni, ma un programma di riforma, sono necessarie due cose: l’autonomia scolastica e i finanziamenti. L’autonomia scolastica permette alle scuole di prendere in autonomia alcune scelte, di tipo organizzativo e didattico. È il modello corretto per introdurre i cambiamenti che stiamo proponendo: la Scuola infatti non è un comune ufficio della pubblica amministrazione, gli insegnanti non sono impiegati e gli studenti e le famiglie non sono clienti. È una realtà assai più complessa, che richiede meccanismi differenti. L’autonomia scolastica è proprio questo: un modello di governance, ancora più naturale in una Provincia che fa dell’autonomia la propria ragione di esistere. Tuttavia da sola non basta, l’autonomia è monca senza responsabilità e senza valutazione. Questo modello di governo della Scuola richiede infatti di distribuire responsabilità certe per fare in modo che i ruoli e le mansioni vengano definiti in modo chiaro. D’altra parte affidare delle responsabilità in un contesto di autonomia implica anche una rendicontazione, che deve coinvolgere i dirigenti scolastici, gli insegnanti e le stesse scuole. Introdurre meccanismi di valutazione nella Scuola è particolarmente complesso, proprio per via della specialità di un’istituzione che non si basa sull’efficienza e sul raggiungimento di obiettivi quantificabili, ma su un patrimonio prezioso quanto difficile da misurare: quello delle relazioni e dell’educazione. Eppure è possibile, i dirigenti scolastici in Trentino da molti anni sono valutati. Per il Partito Democratico del Trentino la valutazione dovrà riguardare anche gli insegnanti, attraverso un processo serio, condiviso e articolato, che prenda in considerazione più criteri e che non sia esclusivamente in mano al dirigente scolastico. La valutazione, tuttavia, avrà un reale effetto migliorativo sul sistema scolastico solo a patto di agganciarla allo sviluppo della carriera, e di farne quindi un elemento non sporadico ma sistemico, che consenta di motivare i docenti e di attrarre nella Scuola i giovani più talentuosi, perché dalla qualità delle persone che metteremo in cattedra dipende gran parte del futuro del nostro territorio.

Capitolo fondi: è chiaro che le 60 proposte concrete che abbiamo riportato in questo documento non sono a costo zero. Come è chiaro che il Trentino investe già una somma considerevole in istruzione, ben 675 milioni di Euro a fronte di un budget provinciale di circa 5 miliardi, che difficilmente potrà essere rivisto al rialzo in tempi di riduzione della spesa pubblica. Quindi, per finanziare le innovazioni che proponiamo – dal sistema di valutazione triennale degli insegnanti all’aggiornamento specifico e personalizzato – serve stringere un patto con il mondo della Scuola, con docenti, dirigenti, famiglie e studenti. Secondo il Partito Democratico è necessario rivedere le priorità, le voci di spesa. Essenziale che i risparmi derivanti da ogni taglio della spesa scolastica vengano ridestinati all’istruzione, innestando un circolo virtuoso di revisione della spesa, e che le forme di redistribuzione della spesa vengano condivise il più possibile con chi vive la scuola ogni giorno, e quindi può meglio individuare livelli minimi e voci irrinunciabili, ma anche sprechi e inefficienze. Inoltre, una Scuola più aperta al rapporto con il territorio significa anche che le istituzioni, le imprese, le cooperative, le associazioni, i singoli cittadini devono potersi far carico anche delle esigenze finanziarie della Scuola, integrando – e non sostituendo – i finanziamenti pubblici della Provincia autonoma.

Il sistema educativo è una ricchezza che ha permesso al Trentino di crescere culturalmente ed economicamente negli ultimi decenni. Tanto quanto il passato, anche il futuro del nostro territorio è legato alla qualità della Scuola che riusciremo a costruire. Rendere la Scuola trentina un’eccellenza europea è la più grande occasione di crescita e di sviluppo – non solo economico – della nostra Provincia. Per questo motivo il Partito Democratico del Trentino si è impegnato e si impegnerà a collaborare a costruire la nuova Scuola trentina, insieme a tutti coloro che vorranno essere coinvolti.

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