Chissenefrega del PIL (o quasi)

Ops, forse ho esagerato con la provocazione. Ma d’altronde dopo mesi e mesi in cui ci troviamo quotidianamente a discutere degli ultimi decimali di crescita trimestrale sfornati dall’ISTAT (per non farci mancare nulla, li trovate qui) è ora di dirlo a gran voce: chissenefrega del PIL!

Non voglio avventurarmi in discussioni economiche e filosofiche sulla scarsa bontà del dato rilevato dal Prodotto Interno Lordo, molto è già stato detto da vari “mostri sacri”. In passato al suo posto è stato proposto il BIL, Benessere Interno Lordo, mentre è celebre il discorso di Robert Kennedy su quanto sia inaffidabile il PIL per la valutazione dello stato di salute di una società contemporanea.

No, ciò che intendo sottolineare è l’importanza di un altro indicatore, spesso sottovalutato e sconosciuto nei dettagli ai più. Un indicatore economico che al proprio interno raccoglie una serie di ulteriori fattori necessari alla crescita e al progresso di un paese, e quindi anche alla crescita del benedetto PIL; qualche economista li chiamerebbe “moltiplicatori della crescita”. Sto ovviamente parlando della produttività.

Alt! Cosa è la produttività? Vediamo cosa dicono i testi di microeconomia: “la produttività è data dal rapporto tra la quantità di beni prodotti e la quantità di uno o più fattori di produzione (lavoro, capitale, materie prime) impiegati per ottenere quella data produzione. Può essere riferita a una singola impresa, all’industria o all’economia in generale”.

Bene, ora che il concetto è chiaro procediamo con la prossima domanda. Perché la produttività è importante? Per rispondere pongo un’altra domanda (mi perdonerete): da cosa dipende la produttività? Determinando i fattori che possono aumentare (o diminuire) il rapporto della produttività possiamo comprenderne quanto sia fondamentale.

La produttività può dipendere da:

  • Età media della popolazione e natalità;
  • Tasso di istruzione (oggi in particolare di istruzione universitaria);
  • Efficienza e flessibilità del mondo del lavoro;
  • Disponibilità di competenze tecniche specializzate;
  • Management delle aziende;
  • Grandezza delle aziende;
  • Investimenti e possibilità di accesso al credito per le imprese;
  • Grado di innovazione delle aziende;
  • Tassazione sul lavoro;
  • Capacità di accordarsi fra parti sociali (associazioni degli industriali e sindacati);
  • Spesa per la ricerca;
  • Formazione continua degli addetti alla produzione.

Questi sono soltanto alcuni degli elementi, delle variabili indipendenti, che vanno a comporre il rapporto della produttività; capite bene quindi come sia determinante saper leggere questo dato, per valutare lo stato di salute di un paese e di una società intera. In particolare, il dato relativo alla produttività è prezioso poiché offre la possibilità di individuare chiaramente eventuali trend di crescita o decrescita economica (o di stagnazione). A differenza del PIL, che invece è solo – in parte notevole – il prodotto della produttività (e quindi della competitività) di un sistema economico e che può essere facilmente influenzato da elementi esogeni ed estemporanei, come per esempio può essere il tasso di inflazione/deflazione.

Spiegata l’importanza del dato, immagino siate curiosi di conoscere quello relativo all’Italia. Eccolo, a confronto con altri paesi europei.

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Sconfortante vero? Ora possiamo capire il motivo della nostra crescita economica così debole rispetto ad altri paesi europei: non c’è flessibilità dei conti che tenga, la nostra mancanza di produttività è un problema strutturale dal ’95 ad oggi. Tuttavia qualcosa negli ultimi anni è stato fatto: per esempio il Jobs Act va nella direzione di garantire una maggiore flessibilità nel mondo del lavoro, in modo da allocare al meglio le competenze. Ma non è abbastanza, nei prossimi mesi terrà il banco il dibattito sul rinnovo dei contratti: le parti sociali dovranno mettersi d’accordo sulla natura dei nuovi contratti, decidendo se preferire ai contratti collettivi quelli aziendali, questi si vero e proprio volano per la produttività del lavoro.

Infine, un consiglio non richiesto a governanti e opposizioni: smettiamola di litigare su quanto il PIL cresca o decresca ogni mese dell’anno ed impegniamoci invece per aumentare la produttività del paese (come il tweet di Padoan sembra indicare) spingendo gli investimenti pubblici e privati in istruzione, formazione, ricerca e in infrastrutture. E il PIL seguirà.

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