Se il Fertility Day non è solo utile, ma necessario

Molto clamore ha suscitato in rete la campagna comunicativa del Ministero della Salute sulla fertilità, dal titolo #FertilityDay. Se non ne avete sentito parlare, si tratta di una iniziativa informativa organizzata all’interno del ben più ampio Piano Nazionale per la Fertilità del maggio 2015, con lo scopo di “informare i cittadini sul ruolo della Fertilità nella loro vita”, mettere in campo azioni informative e sanitarie di prevenzione rispetto ai rischi di infertilità ed “operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società”. Questi sono gli obiettivi del piano, per cui il #FertilityDay avrebbe dovuto essere il momento mediatico di maggiore impatto, la ciliegina sulla torta. Se ancora siete curiosi, qui trovate il solito spiegone de Il Post.

Esattamente il contrario di quanto accaduto. Il 31 agosto infatti scoppia la polemica su una serie di cartoline pubblicate online dal Ministero della Salute (eccole); in particolar modo è Roberto Saviano (elevato ormai dai suoi colleghi a censore romano, ma questa è un’altra storia) ad accendere la miccia, con questo post.

Certamente non si tratta di una felice scelta comunicativa, visti gli effetti: campagna stoppata (il sito è stato cancellato e poi ricaricato online ripulito dalle immagini che avevano fatto scalpore), Ministro Lorenzin che annuncia una nuova campagna a breve ma soprattutto decine di migliaia di messaggi indignati. D’altronde era lo stesso Ministero che raccomandava un messaggio comunicativo che non generi “ansia per l’orologio biologico che corre”, come se la clessidra non rappresentasse proprio questo. Ma fin qui abbiamo parlato di comunicazione errata e di errori nella presentazione del messaggio. È davvero questo il punto? Se così fosse, avrebbe ben ragione Lorenzin a scrivere “La campagna non è piaciuta? Ne facciamo una nuova”.

Purtroppo il problema non si estingue così facilmente. La ragione scatenante – a mio parere – sta nell’estrema superficialità con cui è stata affrontata la polemica, anche da importanti giornalisti e media.

Il primo errore è la pigrizia: non andare oltre le cartoline pubblicate su Facebook. Se lo si fosse fatto, si sarebbe scoperto che il Fertility Day fa parte del Piano Nazionale per la Fertilità, scritto con il contributo di 27 tra professori, dottori e ricercatori e composto da 137 pagine. Il documento avanza diverse proposte significative per la tutela della fertilità e per aumentare e migliorare le possibilità di informazione dei cittadini: propone ad esempio l’istituzione di un master in “Medicina della Fertilità” (pag. 4), incontri informativi con la cittadinanza e le famiglie (pag. 4-5), corsi e aggiornamenti per i medici di base e i pediatri (pag. 5-6), oltre che la tanto discussa “educazione all’affettività” nelle scuole (lo sapevano questo i vari critici dell’iniziativa? pag. 11).

Ma c’è pure un secondo errore, probabilmente ancora più grave. Chi ha commentato la vicenda lo ha fatto, spesso, a partire da un’incomprensione clamorosa: il piano e il Fertility Day si occupano di fertilità, non di natalità. Si tratta di concetti complementari, ma differenti. La natalità è la “quantità delle nascite come rilievo statistico, calcolata per un determinato periodo di tempo su un dato territorio e su una determinata popolazione”. La fertilità è in genere la capacità di riproduzione degli organismi viventi. I due concetti sono certamente legati – senza fertilità non vi sarebbe natalità – ma non sovrapponibili. Tanti sono caduti in errore, da Matteo Renzi ad ottimi commentatori e siti d’informazione come – appunto – Roberto Saviano, lavoce.info e linkiesta.it. Ognuno di loro ha sottolineato i problemi di decrescita demografica italiana: il tasso di fecondità basso (in media una donna ha 1,37 figli a testa, dati Istat 2014, quando il tasso di sostituzione generazionale si attesta a 2,1 figli a donna), la mancanza di politiche attive per la famiglia (come per esempio asili nido pubblici, sovvenzioni e sgravi fiscali), i problemi enormi contro cui andremo a sbattere tra tutti le pressioni a cui sarà sottoposto il nostro sistema pensionistico. Ma nessuno ha sottolineato che se ci occupiamo di fertilità – e non di semplice natalità – stiamo parlando prima di tutto di prevenzione e di opportuna informazione. Un tema fondamentale se anche Eleonora Porcu, ginecologa e presidente del Consiglio Superiore di Sanità, afferma “Ho visto tante coppie disperarsi quando hanno scoperto di non poter avere bambini”.

Le voci polemiche e indignate sulla mancanza di un lavoro stabile, sulla precarietà e sulla insufficiente occupazione femminile sono fondate ma non c’entrano nulla con il tema trattato dall’iniziativa e non fanno nemmeno parte delle competenze del Ministero della Salute. Fanno capo ad un altro enorme argomento: la mancanza di un supporto pubblico alle famiglie che decidono di intraprendere una gravidanza (il Governo, tra l’altro, ci sta lavorando).

Speriamo dunque che al Ministero qualcosa cambi nell’ufficio stampa in vista della prossima campagna sulla fertilità e che questa estate delle polemiche sterili e indignate (come dimenticarsi del burkini?) passi al più presto.

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