Quello che Tremonti non dice su referendum e competenza legislativa sull’Europa

Articolo pubblicato su Il Foglio il 9 settembre 2016.


Il 2016 assomiglia al XV secolo. Così sostiene Nate Silver, lo statistico americano del blog FiveThirtyEight, che compara la fase attuale agli anni di Johannes Gutenberg e dell’invenzione della stampa a caratteri mobili. Perché? Per via dell’aumento esponenziale della nostra capacità di comunicare e scambiarci informazioni, aumento paragonabile – in termini relativi – ai decenni successivi al 1455: oggi come allora l’uomo vive una fase di sovraesposizione all’informazione.

In un contesto simile diviene fondamentale analizzare e selezionare al meglio le informazioni su cui basare le proprie scelte. La rete d’altronde, oltre a inondarci di dati e di comunicazione, ci offre anche la possibilità di valutare la qualità e la fondatezza delle informazioni che riceviamo. A questo serve il fact checking, ossia la verifica delle informazioni e dei dati citati, pratica giornalistica particolarmente diffusa nel mondo anglosassone ed oggi ormai diffuso anche in Italia.

Come il fact checking, anche le risposte a tempo – asciutte e precise – del nuovo programma Rai “Politics di Gianluca Semprini nascono e si diffondono prima di tutto in America. Durante la puntata d’esordio, proprio nel corso di una di queste risposte, l’ospite Giulio Tremonti ha dichiarato (qui il video) che l’economia italiana, in caso di vittoria del Sì al referendum costituzionale, “cambia in peggio, perché tutta la competenza legislativa sull’Europa è affidata a un Senato, nominato da Comuni e Consigli regionali, che mette insieme 100 persone a cui dai un potere sconfinato sull’Europa senza neanche avere una maggioranza a cui chiedere la fiducia. Il Senato ha integrale, paritetica competenza legislativa sull’Europa”.

Proviamo ad analizzare questa dichiarazione; l’ex Ministro dell’Economia si riferisce alla riforma della Costituzione sottoposta a referendum confermativo (testo) ed in particolare all’articolo cost. 70 riformato, quello sul procedimento legislativo. Tale articolo differenzia le competenze di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica andando a comporre un bicameralismo differenziato, prevedendo a proposito di Europa che “le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea” e “le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea” abbiano procedimento bicamerale paritario, con medesima competenza fra Camera e Senato (come è oggi). Ciò significa che il Senato godrà di competenza integrale su ogni atto riguardante l’Unione Europea e le sue direttive? La dichiarazione di Tremonti è stata se non altro poco specifica e nei peggiori dei casi sospettosamente opaca. Secondo la riforma della Costituzione, sarebbero di competenza bicamerale paritaria i futuri disegni di legge di modifica dell’attuale legge n. 234/2012, che (guarda caso) si intitola proprio “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea” (essa stessa modifica delle leggi n. 11/2005 e n. 86/1989, tre interventi legislativi in quasi 30 anni) ed i trattati relativi all’appartenenza all’Unione Europea. Verrebbero perciò esclusi dal procedimento bicamerale paritario tutti i restanti atti di legge riguardanti l’Unione Europea e derivanti dal diritto comunitario, a partire dalle leggi annuali sulla delegazione europea e dalla legge europea, che regolano nel concreto come i singoli regolamenti e direttive europei vengono applicati nel nostro Paese. Al contrario di quanto Giulio Tremonti pare affermare.

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