Quelli che le sparano grosse sulla Costituente alla prova del fact checking

ARTICOLO PUBBLICATO SU IL FOGLIO IL 10 OTTOBRE 2016.


Povera Assemblea Costituente, tirata per la giacchetta da una parte e dall’altra nel dibattito sul referendum costituzionale, per giustificare il cambiamento oppure per argomentare le ragioni del No. Uno degli ultimi esempi lo abbiamo avuto su La7, a Tagadà. La scena è questa: Gaetano Quagliariello, senatore e professore di storia presso la LUISS, sobbalza sulla sedia alle parole di una giornalista, la quale aveva appena affermato che il bicameralismo paritario – come gran parte della seconda parte della Carta – fosse stato frutto della sfiducia reciproca tra gli schieramenti della DC e del PCI.

Sennò me levano la cattedra di storia, intona Quagliariello in romanaccio iniziando quella che pare una breve lezione di storia in diretta. Il senatore afferma che “Degasperi (allora leader della DC ndr) non è mai intervenuto alla Costituente. La Costituzione Degasperi non l’ha fatta ed è stata votata anche dai comunisti.” Alle orecchie della maggior parte degli ascoltatori probabilmente nulla di strano, tanto che pure la giornalista – seppur polemica – conferma la ricostruzione di Quagliariello.

Tuttavia la realtà dei fatti è diversa. Alcide Degasperi intervenne diverse volte all’Assemblea Costituente. La prima il 25 marzo 1947, riguardo la stesura dell’articolo 5 (che diverrà poi l’articolo 7) sui rapporti Stato-Chiesa. La seconda il 20 dicembre dello stesso anno, riguardo le disposizioni transitorie e finali della nuova Carta. Ulteriori interventi toccarono invece altri temi, ad esempio la ratifica del trattato di Pace stipulato con gli Alleati e di quello relativo all’autonomia di Alto Adige e Trentino.

Chiarito ciò, davvero lo statista trentino non prese parte ai processi decisionali per la formulazione della nuova Costituzione? In effetti, alcuni storici ritengono che Degasperi si sia completamente astratto dai lavori della Costituente. Altri invece – tra cui Paolo Pombeni che ha da poco pubblicato il suo nuovo libro “La questione costituzionale in Italia” per Il Mulino – sostengono che tale scelta fu soppesata e dovuta alla volontà di estraniarsi il più possibile dalla battaglia costituzionale e politica, ritirandosi sul fronte del consolidamento della Repubblica, il vero obiettivo di tutta l’opera politica post-bellica dello statista. Ma non si può certo dire che “Degasperi la Costituzione non l’ha fatta”, come sostiene il Quagliariello, poiché invece se ne occupò eccome ma più nel senso di costruzione del tessuto sociale nell’Italia del secondo Dopoguerra e dell’organizzazione del sistema di potere pubblico, piuttosto che concentrandosi sulle semplici questioni dottrinali del diritto.

Si auspica dunque che il senatore Quagliariello, nel momento in cui tornerà ad essere il professor Quagliariello, abbandoni gli slogan tipici della retorica politica e riabbracci l’approfondimento dovuto agli studenti dall’altra parte della cattedra.

Annunci
Quelli che le sparano grosse sulla Costituente alla prova del fact checking