Doposci e balle (di neve). Cosa non torna nei numeri di Salvini sul terremoto

ARTICOLO PUBBLICATO SU IL FOGLIO IL 21 GENNAIO 2017


Matteo Salvini di nuovo al centro della polemica politica. Dopo aver rimesso i panni di giornalista quale era nei comuni colpiti dal terremoto e dalla nevicata, intervistando – con l’immancabile diretta facebook – sindaci e carabinieri, è tornato quello di sempre. Su La7 ad Ottoemezzo, sparando a zero sul Governo, la Protezione civile e Vasco Errani, commissario straordinario per la ricostruzione, con spirito propositivo dice lui, da vero “sciacallo” affermerebbero i critici. Per di più provvisto di doposci ai piedi, per esaltare sempre più quella retorica del commom man – in Italia chiamata gentismo, in modo dispregiativo – che tanto utilizza.

Poco più di mezz’ora di trasmissione, interloquendo con la conduttrice Lilli Gruber ed i due ospiti, in cui ha infilato una serie di bufale ed imprecisioni notevoli. Quasi una ogni due minuti.

2:58 – “Se due mesi fa Renzi prometteva per i terremotati: «Tutti avranno entro sessanta giorni le casette» e ne sono arrivate 285 su 1881, se il Ministro dell’agricoltura diceva: «Arriveranno stalle mobili per gli agricoltori» […] su 370 ne sono arrivate 2, evidentemente qualcuno ha promesso quello che non era in grado di promettere”.

La promessa sulle casette Matteo Renzi l’ha pronunciata, ma – come afferma Salvini – non l’ha mantenuta. L’ex Presidente il primo novembre dell’anno scorso aveva promesso infatti che i container – o casette – sarebbero arrivati “prima di Natale, per tenerci larghi sui tempi”. Eppure l’ufficio stampa della Protezione Civile, interpellato da Il Foglio, corregge comunque l’eurodeputato, non tanto sui numeri – sostanzialmente corretti – bensì sul fatto che le cifre citate riguardano esclusivamente la regione Marche ed in particolar modo i posti letto, non i container in sé. Ma è sulle stalle mobili lo scivolone del segretario leghista: la Protezione Civile lo smentisce certificando 50 stalle completate sulle circa 560 ordinate nelle Marche, 39 su 172 in Lazio, 14 su 22 in Abruzzo e 90 su 155 in Umbria. Le cifre riportate da Salvini sarebbero state diffuse dalla Coldiretti marchigiana, ma non avrebbero fondamento.

6:45 – “Se il Governo porta questi provvedimenti in Parlamento li votiamo domani mattina: esenzione fiscale per tutti i cittadini e le attività commerciali colpite dal disastro […] ed esenzione dal patto di stabilità; se i comuni potessero spendere i soldi che hanno in tasca per mettere in sicurezza il territorio, le scuole e le case sicuramente avremmo meno disastri”.

Strano davvero: l’esenzione di gran parte di imposte, rate del mutuo e bollette è già stato previsto da un decreto legislativo del Ministero dell’Economia e dal decreto legge emanato il 17 ottobre 2016 (art. 46-49), sul quale tuttavia i senatori della Lega Nord si sono astenuti. Curioso, vero? Per quanto riguarda invece l’esclusione dal patto di stabilità interno delle spese relative all’edilizia scolastica, si tratta di una battaglia storica del governo guidato da Matteo Renzi. Non solo a parole: questa possibilità è stata resa operativa per decreto già il 24 dicembre 2014, oltre che per i Comuni – come proposto da Salvini – anche per province e città metropolitane.

7:13 – “Abbiamo chiesto anche 100 milioni di euro di intervento per le prime necessità”.

Solito problema: Salvini si è perso gli ultimi provvedimenti del governo. L’esecutivo ha stanziato 50 milioni di euro il 25 agosto dopo la prima scossa. Successivamente sono stati aggiunti altri 40 milioni di euro il 31 ottobre, e 30 milioni proprio ieri. Tutti fondi per i primi interventi urgenti, che sono andati a valere sul Fondo per le Emergenze Nazionali. Oltre a ciò, altri 200 milioni sono stati stanziati per la ricostruzione vera e propria grazie al già citato decreto del 17 ottobre (art. 4). Totale: 320 milioni di euro.

7:37 – “Lo Stato ha trovato 20 miliardi per le banche? Non può trovare 100 milioni per aiutare queste popolazioni?

Rassegniamoci, questo slogan verrà ripetuto allo sfinimento, adattando il finale per ogni evenienza. Ci aveva già pensato Virginia Raggi, quando – dopo la morte di un clochard per il gelo – attaccò il Governo di salvare prima le banche piuttosto che istituire il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle. Si tratta di spese sostanzialmente differenti, sia nel caso del reddito di cittadinanza – che è strutturale, per di più – sia per le spese emergenziali post-terremoto. Fondi reperibili da vasi non comunicanti fra loro.

10:33 – “La nomina politica dell’ex governatore dell’Emilia Romagna Errani a comandante in capo della ricostruzione, a parte il fatto che bisogna chiedere agli emiliani se ha ricostruito, quanto ha ricostruito e quanto ha rimborsato: poco e male a quanto mi risulta. Detto questo, una nomina politica in un organismo che è tecnico secondo me non è di buon gusto”.

Salvini aveva già affrontato questo argomento qualche mese fa. Ed Il Foglio lo aveva già smentito in un precedente fact checking.

16:01 – “Ma scusi, perché la Germania può sforare i patti […]?

Se prendiamo in considerazione il Patto di Stabilità e Crescita introdotto nel 1997, la Germania sta oggi sforando esclusivamente il tetto del debito pubblico, al 70 per cento circa contro il 60 previsto dalle regole europee. L’Italia da parte sua ha ormai raggiunto il 132,3 per cento rispetto al Pil. Se invece prendiamo in considerazione anche i criteri del Mip, “Macroeconomic Imbalance Procedure” – un sistema di controllo e correzione macroeconomico volto a prevenire differenze strutturali fra i vari paesi membri – l’Italia non rispetta cinque parametri su quattordici, la Germania due. Nessun favoritismo per i tedeschi a quanto pare, se non dieci anni fa quando alla Germania fu concesso di sforare ampiamente il limite del tre per cento del deficit. Allora però a capo del Governo italiano ed alla Presidenza del semestre europeo c’era Silvio Berlusconi, sempre a braccetto della Lega di Salvini.

18:30 – “Io ripartirei dal trattato di Roma di sessanta anni fa, dove c’era una comunità economica che si occupava di alcuni aspetti economici. Poi la moneta me la gestisco io, le banche me le gestisco io, i confini me li gestisco io”.

Lo storytelling di Matteo Salvini avrebbe bisogno di qualche correzione nella narrazione storica. Non solo per il passato prossimo dei governi leghisti – sui quali abbiamo verificato le sue lacune – ma pure per il passato remoto. Il trattato di Roma del 1957 infatti, che istituì la Comunità Economica Europea, prevedeva sia “l’eliminazione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione delle persone” (art. 3), sia possibili interventi comunitari sulla “tutela del risparmio, in particolare la distribuzione del credito e la professione bancaria” (art. 57). I germogli di Schengen e della regolamentazione dei salvataggi bancari erano presenti anche nel trattato CEE a cui il sovranista Salvini vorrebbe tornare.

18:28 – “Tutti gli indicatori, io me li sono andati a curiosare, 2001-2016, debito pubblico, disoccupazione, natalità, sono tutti peggiorati in questi quindici anni. Non è solo colpa dell’euro attenzione, non è che superando l’euro diventiamo belli, ricchi, simpatici ed intelligenti. È una moneta tedesca, una moneta sbagliata per la nostra economia”.

Trend reali quelli citati da Matteo Salvini. Ma senza alcuna certezza che siano determinati dalla moneta unica piuttosto – così, per dire – che dalla nostra cronica mancanza di crescita. Per esserne certi bisognerebbe verificare i trend dell’intera area euro e metterli a confronto con l’andamento del nostro paese. Ebbene, sul debito pubblico le parole di Matteo Salvini sono assai semplificatorie del quadro: in realtà la gran parte del debito italiano si è formato dagli anni ’70 in poi. Dall’adozione dell’Euro il quadro sembra invece abbastanza chiaro; i grandi paesi assimilabili all’Italia, con o senza moneta unica, – Spagna, Francia, Gran Bretagna, con l’esclusione della Germania – hanno visto la percentuale del loro debito pubblico stabile fino al 2007, anno di inizio della Grande Crisi. Da allora le percentuali sono schizzate alle stelle, senza l’esclusione dell’Italia che ha raggiunto nel 2015 il 132,3 per cento. È tuttavia scorretto leggere la realtà economica attribuendo gli effetti ad una sola variabile, per di più quando le variazioni annuali mostrano l’incidenza così netta della crisi globale sui debiti. Per quanto riguarda la disoccupazione, nel 2002 – all’ingresso nella moneta unica – era pari all’8,5 per cento in Italia come nell’area euro (dati Eurostat). Successivamente è rimasta stabile nei 19 paesi aderenti all’Euro, mentre si è ridotta in Italia fino a toccare il 6,1 per cento nel 2007. Con l’inizio della Grande Crisi vi è stato un aumento con il triste sorpasso – nel 2014 quando la crisi dei debiti sovrani giunse al culmine – dell’Italia sull’Eurozona. Si può quindi affermare che dall’adozione della moneta unica l’Italia abbia goduto di una disoccupazione più bassa della media dell’area Euro, fino allo scoppio della speculazione finanziaria del 2011 quando in gioco era la credibilità del debito pubblico italiano piuttosto che la stabilità della moneta unica. Anche in questo caso quindi la teoria di Salvini non regge l’analisi empirica.

20:37 – “Non è normale che questa sera ci siano 176.000 immigrati, di cui solo 5 su 100 rifugiati veri, che stanno in albergo e ci siano migliaia di italiani al freddo ed al gelo”.

Eccoci. Finalmente Salvini svela le carte ed afferma il suo pensiero senza giri di parole: perché gli immigrati negli alberghi quando gli italiani sono in tenda? Ancora una volta tuttavia i dati forniti dall’eurodeputato non sono corretti. Come riporta il Post, i numeri del ministero dell’Interno sono altri. Su 90.473 richieste d’asilo ne sono state respinte il 61,3 per cento; quelle accolte sono quindi molte più rispetto a quanto affermato in trasmissione. Questo perché Salvini – un po’ furbescamente – non tiene conto di coloro che ricevono lo status di rifugiato dopo essersi appellati contro la decisione delle commissioni ministeriali, né di chi riceve la protezione sussidiaria – per il rischio di subire morte e torture in caso di ritorno nel paese di origine –  e la protezione umanitaria, per “altri motivi umanitari”.

20:49 – “Sono quattro miliardi di costi quegli immigrati in albergo”.

Se il dato è sostanzialmente corretto, Salvini dimentica chi stanzia gran parte di questi miliardi: l’Unione Europea, che tanto il segretario leghista desidera abbandonare. 

21:49 – “Se e quando andrò al governo, i soldi che stiamo spendendo adesso per le cooperative qua e per l’ospitalità in questa maniera […] io li spendo in Africa per aiutare dieci milioni di bambini”.

Salvini ci ricasca: la Lega Nord da lui guidata è stata al governo del paese per dieci anni nell’ultimo ventennio ed ha già avuto la possibilità di dimostrare le proprie capacità. Fu proprio in quegli anni che la spesa per la cooperazione internazionale diminuì, come certifica l’Ocse. Tanto che gran parte del settore protestò a lungo, già a partire dal 2003 quando i fondi destinati alla cooperazione furono utilizzati per finanziare le missioni militari internazionali.

22:25 – “Il primo paese che esporta migranti è la Nigeria, che è un paese estremamente ricco e dove c’è un tasso di natalità altissimo”.

Matteo Salvini termina col botto, non poteva essere altrimenti. Se il dato sulla prevalente nazionalità nigeriana degli immigrati che arrivano via mare in Italia è corretta (il 20 per cento, 37.551 migranti, secondo Unhcr) è forse un po’ eccessiva la descrizione della Nigeria come un “paese estremamente ricco”. Sebbene sia diventata la prima economia africana dal 2014 dopo aver superato il Sud Africa, il reddito pro capite è ancora un terzo rispetto al paese natale di Nelson Mandela. Ma non è solo l’economia a spingere i cittadini nigeriani verso l’Europa: l’Economist classifica la Nigeria al terzo posto nella scarsamente ambita classifica di rischio terroristico, preceduta solo da Iraq e Afghanistan. Il gruppo islamista Boko Haram controlla infatti ancora il nord del paese. 

In rete ieri si è scatenata la polemica per i doposci indossati da Salvini (foto sotto) in trasmissione e prontamente inquadrati dal regista. Ma forse, a fronte di tutto questo, i moon boot non erano poi così male.

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