Alternanza scuola lavoro nei licei trentini: come va dopo un anno

ARTICOLO PUBBLICATO SUL BLOG WWW.RIPARTIAMODATE.IT IL 14/02/2017


Duemilaquattrocentroquattro (2404). Ecco quanti sono stati i tirocini formativi svolti in Trentino dagli studenti liceali nel corso del primo anno di introduzione dell’alternanza scuola lavoro. Un anno di luci e ombre per una novità assoluta come i tirocini nei licei; se infatti istituti tecnici e scuole professionali hanno rivolto da tempo l’attenzione al mercato del lavoro, per la gran parte dei licei trentini si è trattato di un cambiamento radicale.

Tutto cominciò con la “Buona Scuola”, che introdusse 200 ore di tirocini formativi da svolgere nel corso degli ultimi tre anni per gli studenti liceali (e 400 ore per tecnici e professionali): obbligatori, pena l’esclusione dall’esame di stato. Una novità che si è fatta attendere qualche mese in Trentino, per via della competenza primaria garantita dall’Autonomia. Ma ecco che il 26 febbraio dello scorso anno la Giunta provinciale a sorpresa approvò una delibera (n. 211/2016) introducendo lo stesso ammontare orario di tirocini anche per gli alunni trentini. Un cambiamento introdotto ad anno in corso la cui tempistica non è stata di certo apprezzata da scuole e studenti: presi in contropiede, in un primo momento molte proteste si sono levate dai collegi docenti ed alcune frange di studenti. Ma il 20 giugno fu definitivamente approvata la legge provinciale di recepimento della riforma, modificando la normativa vigente dal 2006. Vengono così declinate nel contesto trentino le novità della riforma nazionale, seguendo anche gli stimoli del percorso di democrazia deliberativa “Una nuova Scuola per il Trentino” del Partito Democratico. L’obiettivo è l’ “acquisizione di competenze sensibili nel mercato del lavoro”, comprendendo nelle 200 ore anche attività di volontariato e di lavoro retribuito. Viene inoltre definito che “l’alternanza scuola-lavoro può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche, compreso il periodo estivo” e che può essere effettuata anche all’estero. È inoltre introdotto il tetto massimo del 50 per cento per le attività comprese nell’alternanza svolte fra le mura scolastica (tra corsi per la sicurezza, incontri con gli esperti e progetti): il resto dovrà essere portato a termine in ambienti lavorativi veri e propri. Ed è infine prevista l’adozione di una carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza, la cui attuazione attende ancora l’approvazione della Giunta.

Quasi terminato il primo anno dall’introduzione, la Provincia di Trento sta tentando una valutazione dei risultati: Livia Ferrario, Direttrice Generale del Dipartimento della Conoscenza, si dice soddisfatta per la sensibilità delle imprese “oltre le attese” e per la comprensione del sindacato dopo una prima fase di preoccupazione. La responsabile del sistema scolastica trentino spiega che “ogni scuola ha un docente referente per l’alternanza, a cui è offerto un percorso formativo specializzato. Per questo le scuole possono godere di un organico maggiore rispetto agli anni scorsi, grazie alle nuove assunzioni, e dispongono del supporto del Dipartimento come formazione e consulenza”. Deve tuttavia ammettere che siamo ancora in una fase iniziale caratterizzata da luci ed ombre, mentre i dati di copertura degli studenti sono in linea con le regioni del Nord-Est limitrofe: oltre il 90 per cento.

GLI ENTI OSPITANTI

Ma quali sono le aziende e gli enti pubblici disposti ad ospitare gli alunni tirocinanti? Individuarne per le migliaia di studenti coinvolti è la vera sfida degli istituti scolastici, ancora più complicata per i licei rispetto a istituti tecnici e professionali: i liceali frequenteranno verosimilmente l’università e non sono alla ricerca di un’attività in cui potersi cimentare professionalmente, né le aziende sono interessate ad offrire tirocini a giovani studenti nell’ottica di una futura assunzione. Uno strumento prezioso dovrebbe essere il portale nazionale della Camera di Commercio per l’alternanza, che tuttavia in Trentino, ad oggi, contiene solo 35 imprese. Secondo i dati provinciali i maggiori enti ospitanti sono la Provincia di Trento con 133 tirocini, l’Università di Trento con 126 e la Federazione provinciale delle Scuole Materne, con 94 studenti ospitati. Se vogliamo tracciare qualche linea generale, gli enti pubblici e semi-pubblici fanno la parte del leone, mentre alle aziende private – in cui prevalgono quelle commerciali e turistiche – rimangono le briciole. Discorso a parte invece per il composito mondo dell’associazionismo e delle cooperative, che spazia da colossi come le Casse Rurali e Cavit fino a una miriade di associazioni sportive e di assistenza alla persona. Una realtà spaccata in due, con 44 enti ospitanti (il 7 per cento) – soprattutto enti pubblici, associazioni e cooperative – che hanno ospitato più di dieci tirocini nel 2016 a fronte delle rimanenti 542 organizzazioni che dispongono di numeri decisamente più ridotti; tra queste più della metà ha ospitato un solo studente. Perché una tale frammentazione? Il motivo è legato alla modalità di individuazione del tirocinio: i soggetti ospitanti con numeri a due cifre o poco meno sono quelli a cui le scuole si sono rivolte direttamente; gli altri si sono visti richiedere il tirocinio dal singolo studente, tramite conoscenze personali. Tra questi non è infrequente trovare aziende private che ospitano studenti famigliari di dipendenti o dello stesso proprietario, eventualità d’altronde non proibita dalla normativa provinciale.

Una realtà tanto frammentata è certamente difficile da valutare nel suo complesso ed i commenti dei diretti interessati divengono un punto di partenza fondamentale. Marina Galetto del Muse racconta le attività dei quaranta alunni coinvolti, dalla collaborazione con i ricercatori del museo, nella sezione zoologia, nelle uscite di campionamento e nella elaborazione successiva dei dati, fino al lavoro negli archivi e nel deposito dei reperti.  Altro progetto messo in campo è “Adotta un exhibit” grazie al quale i ragazzi – dopo un’opportuna formazione – “lavorano a contatto con il pubblico, a supporto dei nostri ricercatori durante le vacanze di Natale ed i weekend. Sono così inseriti in un ambiente lavorativo molto simile a quello del nostro staff”. In genere queste esperienze, continua la responsabile del museo, “ci danno molta soddisfazione, perché gli studenti dimostrano competenze acquisite anche all’esterno della scuola e ci aiutano molto”. Altro ente provinciale che spende molto impegno per ospitare alunni liceali è l’Università di Trento: Elisabetta Nones, responsabile amministrativa dell’Unitn, afferma che “inizialmente l’alternanza della Buona Scuola mi pareva davvero slegata dai banchi di scuola, mentre ora mi sono convinta che sono esperienze molto interessanti e che gli studenti colgono l’opportunità in modo sincero. Inizialmente non sapevamo come porci, se enti di orientamento oppure se fornitori di tirocini lavorativi nel vero senso del termine; le esperienze che abbiamo offerto sono quindi un mix tra queste due modalità, e possono essere interessanti in particolare per gli studenti che sono orientati a scegliere l’Università di Trento nel futuro”. Gli ospiti vengono coinvolti in tantissimi percorsi: in strutture puramente amministrative (ma viene assicurato che non è mai stato chiesto di occuparsi delle fotocopie) ed in laboratori di ricerca seguiti da tutor dell’università. Certo, continua Elisabetta, “l’organizzazione è molto complessa a livello gestionale e va trovato un metodo più snello grazie alle nuove tecnologie, c’è troppa burocrazia”. Anche il mondo dell’istruzione infantile è molto attivo nell’ospitare studenti dai licei, in particolare con la Federazione provinciale Scuole Materne e l’Azienda Speciale per i Servizi Infanzia e Famiglia Chimelli di Pergine: in entrambi i casi gli studenti ospitati frequentano i licei psicopedagogici e seguono le maestre nelle aule aiutandole nel rapporto con i bambini.

Quando invece ci si sposta nel settore privato la realtà cambia: i bisogni e le caratteristiche delle imprese sono differenti dal settore pubblico e burocrazia e perdite di energia per seguire i tirocinanti sono poco tollerate. Non a caso – rispetto al totale – sono rari i casi di tirocini ospitati da imprese manifatturiere e turistiche, mentre più frequenti in farmacie ed esercizi commerciali. Casi tipici sono la Falegnameria Ferrari di Taio, per cui gli studenti in realtà “fanno anche comodo all’azienda, per svolgere lavoro manuale, in momenti di crescita della domanda”, e la libreria Il Papiro a Trento, per cui “danno certamente una mano, è un lavoro utile per noi”; ma gli stage devono essere utili agli studenti o alle imprese? Una domanda a cui è complicato rispondere per i liceali che si trovano ospitati da aziende private: per i primi il mondo del lavoro è ancora lontano a venire, mentre le seconde – per la stessa ragione – non sono interessate alla formazione in vista di una possibile futura assunzione. Situazioni difficili, sintomo di un tema più generale: le competenze che ci si attende che gli studenti liceali apprendano in alternanza. La risposta più comune sono le soft skill per l’ingresso nel mondo del lavoro, come il rispetto delle regole e degli orari, la disponibilità, la capacità di lavorare in gruppo. Ma non sempre è facile trovare un equilibrio, ad esempio, queste competenze possono davvero essere apprese in imprese di proprietà dei genitori, come talvolta accade? Oppure in ambienti come la Planet Gym di Moena, dove – afferma il gestore – gli studenti sono occupati in “attività amministrative ed organizzative; qualcosa gli si fa fare, anche gestire le fotocopie ed attività di segreteria. Sono gli stessi studenti, che sono nostri clienti, a chiederci di poter svolgere le 200 ore da noi, ma non ne capisco il legame con la scuola”.

LE SCUOLE

Se lo stato degli enti ospitanti è eterogeneo, quello relativo agli istituti scolastici liceali lo è forse meno, anche per via dell’esperienza pregressa dei tirocini estivi già organizzati da diverse scuole. Non si è quindi partiti da zero. Tiziana Gulli, dirigente del liceo scientifico Galilei di Trento, ci tiene a sottolinearlo, perché “apprendere le competenze di un ambiente di lavoro è importante, ma non si può dimenticare l’identità di un istituto scolastico”. Le collaborazioni messe in campo sono numerose, anche grazie agli accordi stipulati dalla Provincia di Trento con il CONI, vari ordini professionali e la Federazione Trentina della Cooperazione. Ma l’alternanza può essere svolta anche all’interno delle mura scolastiche: il Galilei ha messo in piedi il progetto “Impara con me”, grazie al quale ragazzi più grandi aiutano con i compiti quelli più giovani in attività di peer-education, modello seguito anche dal liceo Maffei di Riva del Garda. Non è stato tuttavia facile far digerire la novità a studenti ed in particolare ai professori: Gulli racconta come “l’approccio iniziale dei docenti è stato di sgomento, ma dopo lo stravolgimento iniziale – per di più ad anno in corso – il collegio docenti ha lavorato in modo proattivo”. Anche al liceo Russel di Cles è posta una forte attenzione all’armonicità dei percorsi di alternanza con i percorsi di studio dei liceali: ore dedicate sono state così inseriti direttamente nell’orario scolastico, attraverso seminari pure durante le assemblee d’istituto; incontri tuttavia che non sempre trattano temi inerenti il mondo del lavoro e delle professioni.

Il punto di caduta è sempre lo stesso: trovare ambienti adatti per tirocini per studenti dei licei è molto complicato, per di più con numeri ed un monte orario tanto imponenti. E non sono le uniche difficoltà, va inoltre aggiunto che il tessuto economico trentino composto in gran parte da piccole aziende artigiane e turistiche – in particolare nelle valli – non corrisponde al contesto ideale per l’alternanza scuola lavoro. Vengono così attivate attività all’interno della scuola, grazie al coordinamento della Provincia e della Trentino School of Management che mette a disposizione delle scuole otto moduli di tre ore su temi legati al mercato del lavoro, alla retribuzione e previdenza, alla rappresentanza sindacale ed al sistema produttivo trentino. Programmi che hanno avuto un certo successo: quasi la metà degli studenti coinvolti li hanno seguiti. Paolo Cagol è un sindacalista della Fim Cisl che è entrato in alcune delle classi coinvolte in Valsugana. La sua sensazione è positiva: “È un bene che l’alternanza venga portata avanti poiché è un’opportunità di contaminazione tra mondi distantissimi, scuola e lavoro. Serve anche agli stessi operatori, insegnanti da una parte e imprenditori, sindacalisti e professionisti dall’altra, per stringere relazioni e contatti preziosi”. Quali sono le reazioni in classe? “Gli studenti hanno in mente tutto fuorché quello di cui trattano le mie presentazioni: il sindacato. Tento quindi di rompere il ghiaccio iniziale promuovendo domande da parte loro: le più frequenti sono sul lavoro di sindacalista, sugli scioperi ma qualcuno si azzarda a chiedere del mio stipendio”. Un’altra soluzione alle difficoltà di collocamento degli studenti è inserire progetti già messi in campo dalle scuole negli anni passati nel monte orario delle 200 ore. Se per alcune progettualità questo è naturale e sano, in altri casi si arriva a conteggiare anche i corsi di pronto soccorso e l’attività sportiva pomeridiana all’interno del monte orario.

La legge provinciale ha aperto inoltre a una possibilità che a livello nazionale è invece stata preclusa: conteggiare come alternanza il quarto anno all’estero. Una boccata di ossigeno per i licei linguistici, nei quali il riconoscimento delle ore si è trasformato in un incentivo ancora maggiore per gli studenti ad intraprendere l’esperienza all’estero, come afferma Luciano Di Maio, membro del gruppo di professori responsabili dell’alternanza per il liceo Rosmini di Rovereto. Una scuola che riesce ad offrire tirocini di particolare qualità, grazie all’esperienza maturata negli anni passati: presso la biblioteca civica i ragazzi che si occupano dell’archivio hanno tradotto un testo raro dal greco antico, altri studenti si sono occupati della traduzione in francese delle brochure dell’APT locale ed altri ancora hanno tradotto ed inserito i sottotitoli per alcuni documentari di archeologia francesi proiettati in occasione della Rassegna internazionale di Cinema Archeologico.

GLI STUDENTI

E gli studenti? Un’analisi il più possibile capillare non può certo dimenticarli: a parlare sono Stefano Auriemma, Giacomo Piccioni e Petra Zatelli. Stefano, presidente della Consulta provinciale degli Studenti, racconta la propria esperienza presso l’ufficio stampa del Trento Film Festival della Montagna in modo molto positivo. Tuttavia ricorda come tanti compagni non siano stati così fortunati nel trovare un ambiente lavorativo in cui sperimentare competenze acquisite sui banchi; ma non solo, tanti studenti – a suo dire – devono coprire spese importanti di trasporto per frequentare i tirocini. Altro problema è legato alla valutazione delle esperienze, che andranno poi a comporre un giudizio all’esame di stato (per i dettagli si attende il Ministero a Roma). Non sono infatti rari i casi in cui le imprese compilino tali valutazioni in modo sbrigativo e incoerente, e “la scuola ed il Dipartimento dovrebbero controllare di più”. “Non sarebbe invece corretto” – continua Stefano – “chiedere di essere pagati: è un’attività formativa in tutto e per tutto, siamo forse pagati per venire a scuola ogni giorno?”. Di avviso opposto invece Giacomo, 19 anni all’ultimo anno del liceo musicale Bonporti di Trento e membro del Coordinamento degli Studenti Medi che tanto aveva protestato alcuni mesi fa contro l’introduzione dei tirocini. “La nostra proposta è di rendere l’alternanza retribuita e facoltativa. Devono essere attività della massima qualità, si deve puntare all’ideale, ed accordi come quello del MIUR con McDonald’s rappresentano l’esatto opposto. L’obbligatorietà è sfruttamento, anche se siamo consci degli esempi positivi non va bene. Tutti i tirocini dovrebbero essere positivi ed ideali”. Petra frequenta invece il liceo linguistico a Trento ed è presidente del Consiglio provinciale dei Giovani: “in classe ci insegnano a comporre un curriculum e seguiamo lezioni di diritto del lavoro ed economia. Un programma però un po’ annacquato, che appare volto più far trascorrere le ore piuttosto che insegnare qualcosa di realmente utile. A volte l’alternanza, soprattutto per come viene gestita, appare più un obbligo burocratico invece che un’opportunità. D’altra parte però è utile, perché riesce ad attivare alcuni studenti che altrimenti non si renderebbero conto delle difficoltà che vivremo quando usciremo dal sistema scolastico. È un gran bel progetto, ma ha bisogno ancora di una migliore attuazione”.

Febbraio 2016-febbraio2017. Un anno di alternanza scuola lavoro nei licei mostra ancora una situazione a macchie di leopardo e caratterizzata da buoni punti di partenza ma ancora notevoli difficoltà. Miglioreremo? Risponde Federica Graffer, responsabile per le Politiche Giovanili del Comune di Trento dell’alternanza scuola lavoro. Il suo compito è da una parte sensibilizzare gli uffici comunali, dall’altra favorire l’incontro di domanda e offerta. Se la prima parte del 2016 viene descritta come una “fase di emergenza” alla ricerca di soluzioni possibili per tutti gli studenti, da settembre è stata messa in campo una migliore programmazione. “Ma va molto meglio rispetto all’anno scorso: le scuole si sono date standard sperimentali e si è deciso cosa comprendere nel monte orario e cosa no”. Che sia un primo passo di buon auspicio per l’intero sistema scolastico trentino.

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Alternanza scuola lavoro nei licei trentini: come va dopo un anno