Sulla crescita italiana Renzi questa volta la spara grossa

ARTICOLO PUBBLICATO SU IL FOGLIO L’11/04/2017


La campagna per le primarie del Partito Democratico è ormai entrata nel vivo (mancano poco più di due settimane all’appuntamento con i gazebo fissato per il 30 aprile) e – come in ogni campagna elettorale che si rispetti – bufale ed informazioni scorrette cominciano già a diffondersi. Chi questa volta la spara grossa è Matteo Renzi. Proprio lui che, da Presidente del Consiglio, ed ancor più oggi attraverso l’app per smartphone appena lanciata non perde occasione per annunciare campagne contro le bufale diffuse, in particolare, dal Movimento 5 Stelle.

Ebbene, l’ex premier, ospite di Porta a Porta, ha dichiarato: “Non è vero che la crescita è lenta: la crescita è passata dal -2 per cento al +1. Nessun paese nello stesso periodo ha fatto un balzo così grande. Nessuno ha avuto un tasso di miglioramento come l’Italia. Perché siamo partiti dal -2 mentre gli altri erano al +1. […] Siamo cresciuti +1 per cento all’anno, da meno due a più uno in tre anni sono tre punti”. Parole che hanno fatto sobbalzare Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della Sera, il quale tuttavia non ha saputo replicare lasciando gli spettatori privi degli strumenti per verificare la realtà dei fatti.

Per iniziare, accertiamo il trend delle variazioni annuali del prodotto interno lordo italiano, dal 2013 al 2016, comparato alla crescita media dell’Eurozona. È vero – come afferma Renzi, decimale più, decimale meno – che il nostro Paese è passato da una variazione annuale negativa del -1,7 per cento nel 2013 ad una positiva dello 0,9 l’anno scorso.

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L’Italia non è tuttavia lo stato – presumiamo europeo – che è cresciuto di più nei quattro anni presi in considerazione, né il paese membro che ha visto i propri tassi di crescita migliorare in modo più netto. Fermo restando che il metodo di calcolo della crescita dell’ex premier non è corretto: Renzi sembra contare la crescita italiana pluriennale a partire dalle percentuali di variazione annuale, ma non c’è niente di più scorretto dal punto di vista statistico. Le percentuali si riferiscono a totali differenti, e non possono quindi essere comparate individuando lo scarto fra loro.

Per Eurostat, il Pil italiano è cresciuto dal 2013 al 2016, in termini reali (cioè a prezzi costanti fissati al 2010), dell’1,78 per cento; non del 3 per cento totale e non dell’1 per cento annuo come sostenuto dall’ex Presidente. La crescita media dell’Eurozona è stata superiore al 5 per cento, in Germania del 5,26, in Spagna dell’8, in Francia del 3,13: è perciò facilmente comprensibile la fallacia dell’argomentazione. Prendiamo ora in considerazione invece lo scarto tra le variazioni annuali del prodotto interno lordo; poiché sono progressivamente crescenti in quasi tutta Europa potrebbero essere un ulteriore indicatore del percorso di crescita di un paese. Ebbene, sempre secondo Eurostat e prendendo in considerazione solo i paesi che nel 2013 si trovavano in recessione, la Spagna ha fatto meglio di noi, partendo dallo stesso livello (-1,7) è cresciuta fino al 3,2 per cento nel 2016, il Portogallo dal -1,1 ad una crescita di un punto e mezzo percentuale, la Slovenia dal -1,1 al 2,5 e perfino il piccolo Cipro è passato dal -6 per cento ad una crescita del 2,8. Come è comprensibile dai dati, queste variazioni sono davvero poco indicative nel confronto tra paesi membri: ma pur accettando il criterio la dichiarazione dell’ex premier rimane inesatta.

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